EMERITO, ancora?

Quando ci permetterà di riflettere in pace senza intromettersi? Gliel’ho già scritto, ricorda? Siamo in grado.
Lei, Emerito, ha già dato. Al referendum costituzionale voti pure il suo amato sì. Non ci tormenti ancora con le Sue certezze, che sono, appunto,  Sue. Le sembrerà strano, ma abbiamo le nostre. Esaminate, vagliate, condivise e non… Insomma, ponderate.
Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità.
Un consiglio: si prenda un po’ di riposo. Se lo merita e ne ha bisogno. Nessuno glielo rinfaccerà.

GRAZIE DARIO

Grazie per quello che hai regalato a me e ai compagni di viaggio del Gruppo Teatrale Viaggiante. Il mitico GTV.
Per i consigli durante le tue visite al Sanleonardo, durante le prove che seguivi come se le stessi guidando tu.
Per averci offerto di partecipare assieme a te a quella splendida esperienza che è stata La Comune.
Per le cene a base di cozze, assieme a Franca, a Cesenatico. Non ho mai potuto soffrire le cozze eppure le mandavo giù. Con molti, troppi bicchieri di vino.
Per il prezioso sostegno alla nostra esperienza.
Per le parole che hai scritto nella presentazione al testo di Luciano Leonesi Calorosi gli applausi
Per l’amore che hai regalato al teatro, compreso il nostro.
Per come rispondevi alle nostre telefonate. Sempre.
Per come ci accoglievi nella tua casa di Milano.
Per come eri disponibile alle nostre richieste.
Per esserci stato amico.
Per averci consentito di chiamarti “amico Dario Fo”.

A gloria di tutti quanti noi, che siamo stati il GTV e, in primis, a gloria di Luciano Leonesi che ne è stato il capo e fondatore, voglio finire il mio breve (e forse inutile) ricordo riportando la frase che hai pronunciato alle ore 20,45 del 17 settembre 2006 nell’Aula Magna dell’Università di Bologna, ex chiesa di Santa Lucia.
Le chiese sconsacrate fanno parte della storia del GTV.
Nella ex chiesa di Santa Lucia avevi appena finita la presentazione del tuo volume sul Mantegna, appena finito di firmare centinaia di volumi e, sudato dalla testa ai piedi, ti trattenevi a parlare con noi, con quello che restava del GTV.
Ai tuoi custodi – protettori che, giustamente, ti sollecitavano a tornare in albergo se non volevi prenderti un malanno, rispondevi:
«Lasciatemi parlare con questi amici. Voi non lo sapete, ma il loro incontro è stato molto importante per il mio lavoro.»
A me è bastato per gratificare anni e anni del nostro teatro che  questa Bologna  di poca cultura e ancor meno acume, aveva considerato con la sufficienza e la sopportazione degli stupidi. Allora e oggi.
                                                                                                           loriano macchiavelli,
                                                                                                          in morte di un amico.

APPELLO A… NESSUNO?

Il prossimo referendum sulla Costituzione non avrà un risultato democratico se chi dovrebbe vigilare sulla regolarità del voto, non lo farà. E con urgenza.
Circolano indisturbati per il nostro paese individui e gruppi di individui che, con metodi fascisti (o mafiosi?), tendono a costringere i cittadini a votare secondo le loro indicazioni.
Chi sa, denunci.
E provveda chi dovrebbe.
O nel nostro paese si spegnerà l’ultima parvenza di una democrazia costata sangue e lacrime.
Ma in molti, troppi, lo hanno già dimenticato.

EMERITO SIGNOR PRESIDENTE,

leggo su La repubblica di venerdì 8 luglio corrente anno, dei suoi dubbi e del suo dolore nel caso che la maggioranza degli italiani votasse NO al referendum costituzionale. Giustamente lei richiama la nostra attenzione “perché” assicura “da queste riforme dipende molto l’avvenire del nostro paese”.
Emerito signor Presidente, si tranquillizzi: lo sappiamo. Abbiamo imparato molto dai Suoi nove anni di Presidenza e quindi siamo cresciuti e diventati autonomi.
Lei voterà sì, come le suggerisce la Sua conoscenza e la Sua coscienza. Anche noi voteremo secondo conoscenza e coscienza, poiché siamo rispettosi della Costituzione che ancora abbiamo. Ma per favore ce lo lasci fare senza annunci di catastrofi nel caso che la maggioranza votasse NO.
Non si metta problemi, Emerito. Alla Sua età e dopo gli anni dedicati al nostro bene, si goda la pensione. Ha già dato tanto all’Italia. Anche troppo.
Se la maggioranza voterà Sì, Lei sarà un uomo felice. Lo saremo anche noi? Lo saranno i nostri figli?
Se per uno sciagurato editto del destino la maggioranza voterà NO, non si crucci: Lei resterà il nostro Presidente Emerito e dai disastri da Lei paventati, sarà immune. Li affronteranno coloro che verranno. E, glielo posso assicurare così come Lei assicura noi, che non saranno peggiori di quelli che abbiamo affrontato fino ad oggi.
                                                                                                    Loriano Macchiavelli

L’Archivista. Sprezzante come sempre, è in libreria.

Poli Ugo, archivista della Questura di Bologna, vice ispettore aggiunto, è tornato.
Ma dove ?
In libreria.
Quello che L'archivista - Giallo Mondadori 1981archiviava ancora a mano le pratiche dei colleghi ?
Sì, lui e sì, a mano. Perché nell’81 di computer ancora non si parlava e il cellulare era solo quello con 4 ruote, il volante, la porta con le sbarre e il catenaccio.
Poli Ugo, ma sì, dai, mi ricordo benissimo, quello che i colleghi chiamavano “lo zoppo”.  Ma prega che non sentisse, sennò… dava di matto e  ti spaccava la zanetta in testa.
Chi segue questo sito sa chi è, lo ha conosciuto grazie al romanzo L’archivista, Giallo Mondadori n.1717 – 1982. Lo conosce e non lo dimentica neanche chi ha visto il film dal medesimo titolo, quel L’archivista girato per la regia di Guido Ferrarini, interpretato da Flavio Bucci e trasmesso su RAI UNO nell’88.
Vero, vero. Ne parlavamo giusto nel post precedente.
Ohi, è vero sì, quel Poli Ugo… Che bestia ! E mentre dico così chiedo scusa alle bestie. Lo ritroviamo anche nelle pagine di Sarti Antonio e il malato immaginario, con le illustrazioni di Magnus, nientemeno.
Un personaggio odioso, sprezzante, cinico e cattivo, ma sul serio, mica quei burattini di Hollywood.
Chi ha detto malevolo ? Esatto !
Poli Ugo vede la luce nel 1981. E ha un passato pesante, alle spalle. LìArchivista ristampa 2016 Einaudi Stile libero BIGNon è colpa di Macchiavelli. I tempi erano quelli che erano,  c’era stata la bomba in stazione e la fine delle pie illusioni di una Bologna da cartolina. Oggi i tempi sono maturi per farlo tornare. Tornano l’egoismo, la misoginia e la misantropia, la crudeltà e la supponenza di un sicuramente bravo investigatore, per carità. Fu relegato a gestire l’archivio dopo un incidente con l’auto di servizio.  Stava facendo la scorta a un politico, pare. Uno di quelli che allora contava. E per un bel po’ d’anni. Fu lì che ci rimise la gamba. Incidente  dai contorni poco chiari. Anzi, chiari per niente. Ma certe cose vanno così.   Relegato da quel fetente di Raimondi èverocomesidice Cesare, il superiore di Sarti Antonio, a fare il burocrate , invece dell’investigatore. Lo hanno fatto incazzare del tutto.  Non che fosse una pasta d’uomo neanche prima.
Ti dico l’ultima: l’editore non lo voleva stampare quel romanzo. Un poliziotto troppo fascista, non va mica bene. No, no, non se ne parla, dissero alla Garzanti. Poi ci furono la Uno Bianca e i fatti di Genova, la Diaz. E dovettero dar ragione a Macchiavelli.
Ben, come al solito: ma cos’ha, lui lì, Loriano, una sfera di cristallo, in casa? Comunque, che personaggio, quel Poli Ugo lo zoppo. Le Fotogramma 1 dal film L'archivistainchieste prima o poi passano tutte dalle sue mani. Ovvio: è lui  l’archivista. Così, se gli arriva un caso insoluto che lo ispira, ne approfitta per indagare da sé. Trovata a modo suo la soluzione, archivia.
Come, archivia ?
Sì, bada, risolve i casi e non dice niente a nessuno, né ai colleghi né ai superiori !
Che soggetto. E quando dico a modo suo, quale sia il modo meglio non farlo sapere in giro, te lo dico io.
Hai ragione: una bestia.
Come diceva pure ? “Vogliono che archivi ? E io archivio !!”
Sì, sì, è vero ! Indimenticabile.
Poi alla direzione della collana Mondadori arrivò Oreste del Buono, lesse il romanzo e lo pubblicò: Anzi, disse al Macchia: Questo personaggio farà strada. L’unica volta che l’OdB si sbagliò.
Ma non è detta l’ultima parola…
Per chi se lo fosse perso, c’è rimedio. Basta andare in libreria, oppure ordinare via internet. Trovata la ristampa de L’archivista – 31 maggio 2016 – Einaudi, collana Stile Libero BIG – ancora calda e profumata di rotolito la compra, la porta a casa, la legge e stupisce. Effetto garantito.
Ancora perplessi ? Benissimo, c’è la postfazione al libro dello scrittore e giornalista Tommaso De Lorenzis; in confidenza, l’han messa nelle pagine del blog Giap! dei Wu Ming. La presenta Wu Ming 4 e si intitola Il ritorno de “L’archivista”.
Cliccato sul link ? Visto ? Sì, lo so che letta prima del libro diventa una prefazione ! E ancora non ci credete ? “Figuriamoci!” direbbe lo zoppo. Allora non vi resta che constatare di persona. Mano al libro, dunque.
Si ricomincia. Dagli anni ’80. Da dove, sennò ?
Vero. In fondo è da là che veniamo.

Sgumbei2011

Sito ufficiale di Loriano Macchiavelli, scrittore