APPELLO A… NESSUNO?

Il prossimo referendum sulla Costituzione non avrà un risultato democratico se chi dovrebbe vigilare sulla regolarità del voto, non lo farà. E con urgenza.
Circolano indisturbati per il nostro paese individui e gruppi di individui che, con metodi fascisti (o mafiosi?), tendono a costringere i cittadini a votare secondo le loro indicazioni.
Chi sa, denunci.
E provveda chi dovrebbe.
O nel nostro paese si spegnerà l’ultima parvenza di una democrazia costata sangue e lacrime.
Ma in molti, troppi, lo hanno già dimenticato.

EMERITO SIGNOR PRESIDENTE,

leggo su La repubblica di venerdì 8 luglio corrente anno, dei suoi dubbi e del suo dolore nel caso che la maggioranza degli italiani votasse NO al referendum costituzionale. Giustamente lei richiama la nostra attenzione “perché” assicura “da queste riforme dipende molto l’avvenire del nostro paese”.
Emerito signor Presidente, si tranquillizzi: lo sappiamo. Abbiamo imparato molto dai Suoi nove anni di Presidenza e quindi siamo cresciuti e diventati autonomi.
Lei voterà sì, come le suggerisce la Sua conoscenza e la Sua coscienza. Anche noi voteremo secondo conoscenza e coscienza, poiché siamo rispettosi della Costituzione che ancora abbiamo. Ma per favore ce lo lasci fare senza annunci di catastrofi nel caso che la maggioranza votasse NO.
Non si metta problemi, Emerito. Alla Sua età e dopo gli anni dedicati al nostro bene, si goda la pensione. Ha già dato tanto all’Italia. Anche troppo.
Se la maggioranza voterà Sì, Lei sarà un uomo felice. Lo saremo anche noi? Lo saranno i nostri figli?
Se per uno sciagurato editto del destino la maggioranza voterà NO, non si crucci: Lei resterà il nostro Presidente Emerito e dai disastri da Lei paventati, sarà immune. Li affronteranno coloro che verranno. E, glielo posso assicurare così come Lei assicura noi, che non saranno peggiori di quelli che abbiamo affrontato fino ad oggi.
                                                                                                    Loriano Macchiavelli

Io ci sarò – estate 2016

Dal 23 al 28 settembre, Tolosa, Francia

Grado Giallo logoDal 30 settembre al 2 ottobre, Festival letterario Grado Giallo, Comune di Grado, Gorizia (GO). Il Festival è anche sede di un concorso letterario cui possono partecipare tutti gli aspiranti scrittori di romanzi e  racconti noir, in collaborazione con il “Giallo Mondadori”.  Le iscrizioni si sono chiuse il 31 marzo 2016.

 

FESTA CANTIERE ZOCCANOIR

Nei giorni 8, 9 e 10 luglio 2016 si terrà a Zocca – Modena…
E qui sento le entusiastiche esclamazioni: “Zocca, il paese di Vasco Rossi!”
Sì, vero, ma è anche il paese dov’è nata la festa cantiere ZoccaNoir.
Dunque, nei giorni 8, 9 e 10 luglio 2016 si terrà a Zocca – Modena – la seconda edizione della festa cantiere ZoccaNoir. Per saperne di più  cliccate…
Cliccare, il verbo più brutto coniato, da uno psicopatico, dall’origine della lingua italiana ad oggi. Se dico: “Oggi ho cliccato più volte”, cosa vi viene in mente?
Lasciamo perdere. Le considerazioni lessicali. Stavo scrivendo che per saperne di più clicccate su: http://festacantierezoccanoir.blogspot.it/
Poiché nel corso della festa cantiere la letteratura noir avrà il suo spazio, ho pensato di proporvi alcune mie riflessioni sul romanzo (o racconto) noir. Le ho scritte nel 2005 (il tempo passa sempre più veloce) in occasione del Noirinfest di Courmayeur. Le ripropongo perché mi sono accorto che sono passati undici anni e ciò che scrivevo allora è ancora attuale. Mi chiedo perché e mi rispondo che le idee pericolose restano idee. Cioè sulla carta.
Ecco il brano.

IL  NOIR AL POTERE?
Breve comunicazione di
loriano macchiavelli

Ai colleghi presenti al Noirinfest.
Io credo che sia arrivato il momento di ripensare la funzione del romanzo giallo (o, se si vuole, noir). La sua struttura, i contenuti, i personaggi, gli ambienti… immaginando un mondo diverso da quello nel quale viviamo, che tutela i (pre)potenti, esigua minoranza, e opprime il resto dell’umanità con quelle che i politici chiamano leggi. E non hanno neppure il pudore di mascherarle, le loro leggi, con il populismo borghese dei secoli passati. Sappiamo che In questo tipo di società, i potenti non sono responsabili. E nemmeno noi vogliamo esserlo. Non ci sono indizi per arrivare alla nostra condanna. Ce ne sono, e come, per arrivare alla loro.

Gli amici scrittori sanno da quanti anni cerco di suscitare l’interesse di chi si occupa di romanzi d’indagine sulla funzione, oggi, dello scrittore di noir (o di giallo, che le cose non cambiano) e, ancora meglio, sul futuro del noir. Devo avere rotto le palle a tutti, tanto che, quando ci si incontra, c’è sempre qualcuno che scommette che finirò il mio intervento proponendo un incontro, un convegno, o anche solo due chiacchiere fra  noi. Adesso il convegno c’è. Manco io. E mi dispiace. Però una veloce comunicazione la voglio presentare e spero che ci sia qualcuno disposto a leggerla. Sono idee che mi interessano e che vorrei condividere con i colleghi per arrivare a una conclusione. Non so quale.

1 – Il noir non è al potere, non ci può essere. Se il noir fosse al potere, non sarebbe noir. Il potere è insolenza, è sopraffazione; il romanzo non è né insolenza né sopraffazione. Ho l’impressione, piuttosto, che il noir, oggi, venga corteggiato per passare al servizio del potere.
Il potere ha capito…
Quando mai il potere non capisce?
Il potere ha capito le potenzialità del noir e lo ha abbracciato. Un abbraccio mortale. Io lo sento e non riesco a liberarmi. Riesco solo a divincolarmi.

2 – Che il romanzo noir non trovi più denigratori; che in giro non ci siano più saggisti e critici che storcono il naso all’invasione della letteratura barbara; che sia accettato con entusiasmo; che trovi ovunque ferventi ammiratori anche fra coloro che per anni lo hanno osteggiato e denigrato; che tappeti vengano distesi davanti e dentro le università all’ingresso di scrittori diventati improvvisamente di serie A…
Questo e altro, mi fa riflettere.

3 – Il giallo non preoccupa più nessuno.
Il Partito Nazionale fascista ostacolava il diffondersi della letteratura gialla perché ne aveva intuito la pericolosità; la ricca borghesia italiana del dopoguerra, con l’aiuto dei loro pensatori, confinava il genere nell’ombra e lo faceva passare per un gioco enigmistico privo di contenuti e stili perché ne aveva capito le potenzialità; la critica di sinistra, meno attenta, lo tollerava, ma con moderazione…
Ci sarà stato un motivo!
Quel motivo non c’è più e la letteratura gialla italiana gode del plauso e del consenso generali. Non fa più paura forse perché è diventata inutile. La società che raccontiamo nei nostri romanzi si è vaccinata e fatalmente l’affermazione del giallo (o noir, ripeto, chiamatelo come volete) è una sconfitta del genere. Non siano più un possibile motivo di squilibrio, non siamo più un virus nel corpo sano della letteratura alta e quindi siamo autorizzati a parlare male della società nella quale viviamo. I nostri romanzi passano come acqua fresca.
Una prova, fra le tante: se ieri raccontare la mia Bologna come luogo di disuguaglianze, di squilibri sociali, di malessere giovanile (mentre nel mondo la città veniva indicata a modello di «isola felice»), era un insulto, uno schiaffo alla sinistra e alla democrazia e si era etichettati come nemici (se non come fascisti), oggi lo si può fare senza che si muova foglia. Anzi, ci si aspetta che lo si faccia. Da noi si vuole una feroce critica della società.
Vorrà dire qualcosa o no?
Vuol dire, secondo me, che non ci sono più prospettive. E vuol dire che siamo in via di integrazione, quando non siamo già integrati.
È triste, ma temo che dobbiamo ammetterlo: facciamo opinione e questo significa essere di sostegno al potere. Prendiamone coscienza se vogliamo che il noir, come lo intendiamo noi, continui a vivere.
Insomma, amici scrittori, io credo che sia venuto il momento di rimettere in discussione il genere e dobbiamo cominciare noi, noi che lo produciamo.
Ho detto come lo intendiamo noi, ma forse mi sbaglio e il giallo non è quello che immagino io e va bene così com’è. E allora fate finta che io non sia intervenuto!

4 – Quale noir per il futuro? Personalmente e senza paura di essere considerato un visionario, mi piacerebbe un romanzo che potesse vantare le stesse prerogative del romanzo senza etichette, un romanzo che, come hanno scritto alcuni uomini di cultura, stia in prima linea. Alcune citazioni, poche delle tante:

Gli scrittori che hanno voluto descrivere realisticamente una sezione di vita del popolo, quando il libro usciva dovevano andarsene o difendersi: Pasolini, Moravia, Bassani… (Ferdinando Camon, la Stampa, 27 ottobre 1990.)
Quando parlo di dovere, penso soprattutto allo scrittore, al narratore, che fa uso di un linguaggio logico, di comunicazione, legato al contesto sociale… (Vincenzo Consolo, l’Unità, 7 ottobre 1990.)

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero e coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembra regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero…
Quest’ultima citazione da Pasolini, non contiene forse tutti gli elementi per un nuovo, buon romanzo noir?
(loriano, montombraro, 22 novembre 2005)

Il mio intervento era finito qui quando ho letto il lungo articolo di Gianni Biondillo su Stilos, 22 novembre – 5 dicembre 2005. Che si conclude così:
A questo punto bisogna delegittimarli (gli scrittori di noir) da subito, prima che sia troppo tardi. Ma, vedete, la miopia, lo strabismo, di tutto questo darsi da fare sta nell’idea che ai cosiddetti scrittori di genere interessi veramente assaltare il castello. Quello che a loro realmente interessa è il rapporto fiduciario che hanno instaurato con la loro comunità di senso, che condivide con loro un’idea di letteratura non necessariamente sovrapponibile come copia carbone a quella dominate.
È proprio la posizione di margine che dà loro la forza. Ai margini non significa marginalità. Ai margini, sul confine, sul limite, in periferia, si addensano gli eserciti barbari. Dai margini si erodono gli imperi. In un certo senso quando accadrà (…) vorrà dire che al contempo la battaglia per la credibilità estetica sarà finalmente vinta ma anche che la sua spinta propulsiva si sarà indiscutibilmente esaurita. Allora altri percorsi bisognerà intraprendere, altre resistenze.

È proprio questo che voglio dire: cerchiamo oggi, che siamo ancora in tempo, altri percorsi, altre resistenze.
(loriano, san lazzaro, 30 novembre 2005)

L’Archivista. Sprezzante come sempre, è in libreria.

Poli Ugo, archivista della Questura di Bologna, vice ispettore aggiunto, è tornato.
Ma dove ?
In libreria.
Quello che L'archivista - Giallo Mondadori 1981archiviava ancora a mano le pratiche dei colleghi ?
Sì, lui e sì, a mano. Perché nell’81 di computer ancora non si parlava e il cellulare era solo quello con 4 ruote, il volante, la porta con le sbarre e il catenaccio.
Poli Ugo, ma sì, dai, mi ricordo benissimo, quello che i colleghi chiamavano “lo zoppo”.  Ma prega che non sentisse, sennò… dava di matto e  ti spaccava la zanetta in testa.
Chi segue questo sito sa chi è, lo ha conosciuto grazie al romanzo L’archivista, Giallo Mondadori n.1717 – 1982. Lo conosce e non lo dimentica neanche chi ha visto il film dal medesimo titolo, quel L’archivista girato per la regia di Guido Ferrarini, interpretato da Flavio Bucci e trasmesso su RAI UNO nell’88.
Vero, vero. Ne parlavamo giusto nel post precedente.
Ohi, è vero sì, quel Poli Ugo… Che bestia ! E mentre dico così chiedo scusa alle bestie. Lo ritroviamo anche nelle pagine di Sarti Antonio e il malato immaginario, con le illustrazioni di Magnus, nientemeno.
Un personaggio odioso, sprezzante, cinico e cattivo, ma sul serio, mica quei burattini di Hollywood.
Chi ha detto malevolo ? Esatto !
Poli Ugo vede la luce nel 1981. E ha un passato pesante, alle spalle. LìArchivista ristampa 2016 Einaudi Stile libero BIGNon è colpa di Macchiavelli. I tempi erano quelli che erano,  c’era stata la bomba in stazione e la fine delle pie illusioni di una Bologna da cartolina. Oggi i tempi sono maturi per farlo tornare. Tornano l’egoismo, la misoginia e la misantropia, la crudeltà e la supponenza di un sicuramente bravo investigatore, per carità. Fu relegato a gestire l’archivio dopo un incidente con l’auto di servizio.  Stava facendo la scorta a un politico, pare. Uno di quelli che allora contava. E per un bel po’ d’anni. Fu lì che ci rimise la gamba. Incidente  dai contorni poco chiari. Anzi, chiari per niente. Ma certe cose vanno così.   Relegato da quel fetente di Raimondi èverocomesidice Cesare, il superiore di Sarti Antonio, a fare il burocrate , invece dell’investigatore. Lo hanno fatto incazzare del tutto.  Non che fosse una pasta d’uomo neanche prima.
Ti dico l’ultima: l’editore non lo voleva stampare quel romanzo. Un poliziotto troppo fascista, non va mica bene. No, no, non se ne parla, dissero alla Garzanti. Poi ci furono la Uno Bianca e i fatti di Genova, la Diaz. E dovettero dar ragione a Macchiavelli.
Ben, come al solito: ma cos’ha, lui lì, Loriano, una sfera di cristallo, in casa? Comunque, che personaggio, quel Poli Ugo lo zoppo. Le Fotogramma 1 dal film L'archivistainchieste prima o poi passano tutte dalle sue mani. Ovvio: è lui  l’archivista. Così, se gli arriva un caso insoluto che lo ispira, ne approfitta per indagare da sé. Trovata a modo suo la soluzione, archivia.
Come, archivia ?
Sì, bada, risolve i casi e non dice niente a nessuno, né ai colleghi né ai superiori !
Che soggetto. E quando dico a modo suo, quale sia il modo meglio non farlo sapere in giro, te lo dico io.
Hai ragione: una bestia.
Come diceva pure ? “Vogliono che archivi ? E io archivio !!”
Sì, sì, è vero ! Indimenticabile.
Poi alla direzione della collana Mondadori arrivò Oreste del Buono, lesse il romanzo e lo pubblicò: Anzi, disse al Macchia: Questo personaggio farà strada. L’unica volta che l’OdB si sbagliò.
Ma non è detta l’ultima parola…
Per chi se lo fosse perso, c’è rimedio. Basta andare in libreria, oppure ordinare via internet. Trovata la ristampa de L’archivista – 31 maggio 2016 – Einaudi, collana Stile Libero BIG – ancora calda e profumata di rotolito la compra, la porta a casa, la legge e stupisce. Effetto garantito.
Ancora perplessi ? Benissimo, c’è la postfazione al libro dello scrittore e giornalista Tommaso De Lorenzis; in confidenza, l’han messa nelle pagine del blog Giap! dei Wu Ming. La presenta Wu Ming 4 e si intitola Il ritorno de “L’archivista”.
Cliccato sul link ? Visto ? Sì, lo so che letta prima del libro diventa una prefazione ! E ancora non ci credete ? “Figuriamoci!” direbbe lo zoppo. Allora non vi resta che constatare di persona. Mano al libro, dunque.
Si ricomincia. Dagli anni ’80. Da dove, sennò ?
Vero. In fondo è da là che veniamo.

Sgumbei2011

Sito ufficiale di Loriano Macchiavelli, scrittore