Metti una sera a Pavana…

Share

Riprendiamo l’articolo intervista apparso sul sito www.francescoguccini.net il 14 gennaio 2011.

“Metti una sera a Pavana…” – Intervista a Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli

Guccini:“Se potessi farei vedere a mio padre questa casa che è molto cambiata da allora. Poi vorrei rivedere tutti i miei nonni del mulino, vorrei fare delle domande che allora, troppo giovane, non ho mai fatto.

Macchiavelli:Quando proposi Macaronì mi dissero: è una bella storia, ma poi a chi lo vendiamo questo romanzo, ai minatori in Belgio?”

Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli - Pavana gennaio 2012

Pavana, 13/01/2012 – Incontrare due giallisti di venerdì 13 forse non è consigliato dalla smorfia. Quando però si tratta di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli anche la scaramanzia passa in secondo piano.

Venerdì scorso li abbiamo incontrati a Pavana, con Franca e Raffaella, le loro dolcissime compagne di vita. L’idea iniziale era quella di fare un’intervista, poi col passare dei minuti si è trasformata in una piacevole chiacchierata, complice anche la spontaneità e l’autenticità di due personaggi come Francesco e Loriano. Abbiamo deciso di proporvi un estratto del nostro pomeriggio passato a casa di Francesco.

Per arrivare a Pavana, da Pistoia, ci sono trenta chilometri di strada da fare. Trenta chilometri di saliscendi, di tornanti, di strade strette e a volte impervie, soprattutto d’inverno, che tagliano i boschi dell’appennino toscano.

L’appuntamento è con Loriano poco dopo il ponte della Venturina, da Mimmo, a pochi metri dal cancello verde di casa Guccini. Loriano viene da Monteombraro, percorrendo la Porrettana o la Statale del Passo Brasa. Da Bologna ci vuole poco più di un’ora di macchina per arrivare a Pavana. Da lì non cambia lo scenario, se non per il fatto che i monti da attraversare sono quelli del versante emiliano.

Strada per Pavana - Provincia di PistoiaLa meta è casa di Francesco e con Loriano c’è la sua splendida moglie Franca e l’amico Fiorenzo.

Francesco ci accoglie in casa con la sua usuale cortesia, mentre Raffaella ci raggiungerà poco dopo. Ad allietare il pomeriggio ci pensa Paurina, uno dei tre mici di Francesco che non sembra per niente infastidita dalle coccole che riceve a turno da tutti. Tutt’altro. “Che ruffiana”, bofonchierà Francesco durante il nostro incontro. E così iniziamo la nostra chiacchierata.

Partiamo dalla vostra amicizia, perché non tutti sanno che oltre ad aver scritto sei romanzi assieme, vi lega un’amicizia di lungo corso e solo dopo diversi anni avete deciso di iniziare a scrivere insieme. Quando vi siete conosciuti ?

FrancescoBeh, eravamo amici, ma non ci frequentavamo così spesso.

LorianoIo lo vedevo qualche volta al Sanleonardo, ma l’occasione che ci ha fatto incontrare definitivamente è stata il festival del Giallo a Viareggio, quello che oggi si tiene a Courmayeur, il “Noir in festival”. Io ero invitato, mentre Francesco venne a presentare il famoso concorso di racconti chiamato “Ghostbusters”, un premio molto interessante che ha contato una decina di edizioni. Ci rivedemmo lì, facemmo il viaggio di ritorno insieme e ci fermammo a Pavana a bere un bicchiere. E poi da quel giorno ci siamo frequentati.

E chi tra voi ha avuto l’idea di scrivere un giallo assieme?

LorianoA dir la verità nessuno dei due! E’ stato Antonio Franchini, un editor della Mondadori. Francesco venne alla presentazione di un mio romanzo, “Coscienza sporca” e durante la cena che si tenne dopo l’evento parlammo con lui di una storia realmente accaduta a Pavana e che Francesco mi aveva raccontato durante quel viaggio.

Una storia vera?

FrancescoSì. Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, credo nel 1923, avvenne un fattaccio a Pavana. Il Priore, il prete del paese per intenderci, fu trovato morto nella gora di un mulino che oggi non esiste più. Sentendo raccontare questa storia in paese, dicevano che era uno che beveva parecchio e così recita anche un articolo di giornale che abbiamo ritrovato con Loriano.

LorianoAnche se poi anche lo stesso articolo ribadisce che non è una vicenda del tutto chiara, anzi, suscita più di qualche perplessità…

FrancescoInsomma, questo Priore bevendo, si è ubriacato ed è caduto in un fosso che lo ha portato giù a valle, tanto che questo fosso esiste ancora e si chiama Fosso del Pievano. Avevo pensato di scrivere una storia su questo prete morto e poi pensavo anche, dato che allora giocavo spesso a carte (italiane ovviamente), di dare la soluzione finale durante una partita dove una frase avrebbe illuminato il maresciallo, che, per un paese di montagna non poteva non essere un maresciallo. E poi avevo questa idea di inserire il tema dell’immigrazione. Soltanto che io non ero un giallista e, a dirla tutta, non lo sono neanche adesso…lo sono di rimando al limite… Ho raccontato questa storia a Loriano e gli ho detto: “Tu che sei un giallista, scrivila!”. Poi dopo un po’ di tempo lo richiamai e gli chiesi: “Ma allora con questa storia come è andata a finire?”. E adesso continua tu…

Loriano Macchiavelli - Intervista Metti una sera a PavanaLoriano Io avevo chiesto un parere su questa storia a un editor della Rizzoli perché allora pubblicavo con loro. Gli mandai una traccia, quattro cartelle non di più, e mi disse: “Sì, ho capito tutto, è una bella storia, ma poi a chi lo vendiamo dopo questo romanzo, ai minatori in Belgio?”. E mi liquidò.

FrancescoE così, in quella cena di cui parlavamo prima, raccontammo tutto ad Antonio Franchini che ci disse “perché non la scrivete assieme?”. Ci siamo guardati, abbiamo provato ed ecco che siamo arrivati al sesto romanzo …

Bologna e i monti dell’appennino sono due delle tante cose che avete in comune. Tutti e due avete vissuto una vita in città, Loriano a Bologna, Francesco un po’ a Modena e gran parte a Bologna. Loriano, i tuoi personaggi si muovono sempre in un luogo che tu conosci bene, come l’ispettore Sarti a Bologna, città che hai definito in passato “costruita per il mistero”. Questo vale anche per le montagne di Santovito e di Gherardini?

LorianoConosco molto bene Bologna, ci vivo da quando avevo 14 anni. E’ vero è la città “costruita per il mistero” e mi riferisco in particolare al centro, al blocco medioevale. Io ho sempre sostenuto che la montagna è straordinariamente adatta per i segreti, ci sono i boschi… basterebbe provare a passeggiare di sera e farsi sorprendere dal buio in un sentiero… i boschi nascondono e i vecchi paesini di montagna sono spesso teatro di antichi rancori. Conosco storie di gente che si porta dietro un torto subito di generazione in generazione; poi nella maggior parte dei casi non succede nulla, mentre altre volte, proprio come accade nei nostri romanzi, qualcosa accade realmente…

FrancescoA tal proposito (Guccini lo interrompe – ndr) pensa che oggi mi è venuto a trovare un signore che mi ha chiesto un autografo per la moglie di Adumas, quello vero. Ha saputo del nostro romanzo e mi ha detto: “Non è mica vero che è un bracconiere!”. L’ho rassicurato dicendogli che oltre al nome, il resto era frutto della nostra fantasia.

Loriano Speriamo che non ci faccia causa!

Francesco, tua figlia Teresa poco tempo fa ha scritto di Bologna: “Era una città goliardica e profonda. Da quelle notti nascevano canzoni, fumetti e libri. Ma lo avrei imparato solo molto più tardi. Era un momento sociale preciso e importante, un movimento quasi, un passaggio di un’epoca culturale”. Lei che l’ha solo vissuta di riflesso quella Bologna, sembra rimpiangerla. Tu invece?

Francesco Beh sì, soprattutto si rimpiange un’età diversa. Ma la rimpiango molto. E’ una città splendida nella quale vivere, una città di rapporti umani continui. Ora mi dicono che le cose siano abbastanza cambiate, non c’è più forse quell’atmosfera di un tempo. Le cause, a mio avviso sono molteplici. Ti racconto un episodio se vuoi…Era il gennaio del 1969, qualche anno fa ormai… eravamo in un’osteria che aveva scoperto un mio amico che frequentavamo prima il giovedì e poi un po’ più in là quasi tutte le sere. Era un’osteria di due enormi cameroni, sempre piena di gente… quella che poi è diventata l’Osteria del Moretto, a San Mammolo, che ha cambiato completamente faccia da allora. Eravamo lì in parecchi, stavamo tutte le sere con le chitarre fino a tardi. E’ arrivato uno, saranno state le 2 di notte passate, che ci ha fatto una scenata tremenda: “Vergognatevi a far casino a quest’ora, io domattina devo andare a lavorare!”, urlava. Lo guardammo, anche un po’ umiliati, e mentre riposavamo le chitarre nelle custodie ci scusammo. Lui è scoppiato in una gran risata e ci disse: “Ah ah ah, vi ho fregato! E adesso venite tutti a casa mia!”.

Questo signore si chiamava Frascari ed era uno degli ultimi contadini dei colli di Bologna. Siamo saliti da lui e alle tre di notte ha svegliato la moglie e la figlia gridando: “Ve mo’ chi t’ho purtè”. Beh, ha fatto fare in piena notte quelle che a Bologna si chiamano “Crescentine”, lo gnocco fritto per intenderci. Poi ha iniziato ad affettare del gran salame e ha portato un sacco di bottiglie di vino. Abbiam fatto l’alba fino alle 8 del mattino, poi lui è andato in campagna a mungere e noi siamo tornati in città, chi come me a “durmir”, chi a lavorare ecc.. Questo per dire che una cosa così adesso non succederebbe.

Loriano E’ vero, c’è stato un periodo a Bologna, un bel periodo, in cui c’erano più osterie che torri…

C’è da dire che entrambi poi con la vostra Bologna non siete mai stati teneri, anzi più di una volta l’avete bastonata. Sembra quasi che con Pavana e Vergato siate più comprensivi, quasi gli perdonate di tutto…

Francesco Beh, a dir la verità è stato più cattivo Loriano con Bologna…

Loriano In realtà c’è da dire una cosa. Io da quando mi sono trasferito a Bologna ho cominciato ad amarla e la amo tuttora. L’episodio che ha raccontato Francesco è uno dei tanti, ne potrei raccontare centinaia anche io di gente che veniva a vederci a S. Leonardo che rimaneva con noi, gente con cui ci scambiavamo l’indirizzo, cose che oggi non accadono più. Quando però mi sono accorto che certe cose che stavano accadendo in questa città, che era veramente allora un’isola felice, e che nonostante quello che succedeva attorno i politici di allora erano sordi, anzi ciechi e sordi come le tre scimmiette (non vedo, non parlo, non sento) e continuavano a dire “Bologna è un’isola felice… beh, ce ne siamo poi accorti nel ’70, ’73,’76,’77… Non solo, poi tante cose che stavano accadendo stavano cambiando la città e loro non volevano che si dicessero. Io mi sono arrabbiato per questo e quando poi ho pubblicato i miei primi romanzi dove denunciavo queste cose, attraverso il romanzo giallo..Ingresso a Pavana da Ponte della Venturina (PT)

Come hai fatto in “Che fine ha fatto la signora per bene”?

Loriano Esatto… i politici non volevano sentirci, poi alla fine il deterioramento è stato progressivo e continuo. Io mi arrabbiavo per questo, non per la città. Io Bologna la amo, Bologna mi ha accolto che parlavo solo dialetto quando sfollai giù durante la guerra da questa valle dove passavano le cannonate. E quando arrivai a Bologna mi trovai al sicuro, doveva essere la città “bianca” dove non sarebbero dovuti arrivare i bombardamenti. Tre giorni dopo il primo bombardamento lo abbiamo preso noi… in ogni caso ho cominciato ad amare questa città e gli voglio un bene della madonna. Non è la città che non amo, non amo quello che oggi accade nella città. Non mi va giù, o meglio, non gliene frega a nessuno che non vada bene a me, però non ho più quel rapporto che avevo una volta.

Francesco – Sono arrivato a Bologna – dice Loriano che parlava solo dialetto – io invece ero già laureato in filologia ugro-finnica all’Università di Norimberga!

LorianoCavolo, non me lo hai mai detto!

Francesco Beh, sì, insomma… sono cose che uno non dice… Ma il salto da Modena è stato enorme, un altro mondo… era il 1960, o meglio 1961. E’ stata una botta, una cosa diversa. E mi ci sono trovato subito bene, anche perché già avevo degli amici…

Tu hai sempre abitato in Via Paolo Fabbri?

FrancescoNo… la mia prima casa è stata in via Massarenti, in una casa bellissima che purtroppo non esiste più, una casa strana con un salotto col soffitto affrescato dove nel fondo c’era una stanza col pavimento di legno e un caminetto Franklin… una vecchia casa, una cosa strana… Ora l’han tirata giù e hanno fatto un palazzone enorme, una cosa ignobile. Da lì i miei si sono trasferiti, mentre io ero già militare, in Muro di Galliera, dove sono rimasto fino al 1970. Poi mi sono trasferito da solo in via Paolo Fabbri.

LorianoQuarantatrè.

FrancescoEffettivamente… sì, adesso non star lì a ricordare… (sorride)

Loriano Beh, ormai non ti puoi più nascondere….

Insieme avete scritto 6 gialli, un genere fino pochi anni fa spesso relegato a “letteratura minore”, mentre oggi ampiamente rivalutato e apprezzato…

Loriano Beh certo, è stato dopo gli anni ’90 esattamente da quando ho iniziato a scrivere con Francesco Guccini. E’ da lì che è iniziata la consacrazione!

FrancescoSì, certo, ovviamente!

Dai Romanzi di Loriano sono nati tanti telefilm, mentre Francesco è ormai un attore navigato. Non vi hanno mai proposto di portare sul grande schermo una storia del Maresciallo Santovito o di Poiana?

Loriano Ah, di proposte ne abbiamo avute tantissime, ma nessuna si è mai concretizzata. Abbiamo in corso dei contatti per Malastagione, come ce ne sono stati per Macaronì, però poi alla fine non se ne è fatto mai niente…

Loriano, hai sempre voluto fare lo scrittore o come tanti bambini, da piccolo sognavi di fare l’astronauta o chissà che cosa?

LorianoAh, io ho sempre sognato di fare lo scrittore.

So che tu hai iniziato a scrivere, durante la scuola media, piccoli racconti erotici che vendevi ai tuoi compagni…

Loriano Se vuoi chiamarli erotici, chiamali erotici, per me erano pornografici…

Ne possiedi qualche copia ancora?

LorianoMagari… tanti anni fa ho fatto un giro di telefonate ai miei amici d’infanzia per chiedere se ne avevano uno da qualche parte, ma li leggevano e li buttavano via, in casa certa roba, all’epoca, non si portava.

Francesco, di te invece lo so. Volevi fare lo scrittore ed eccoti qui a sfornare un libro all’anno.

FrancescoSì, assolutamente, era il mio desiderio da bambino.

E trent’anni fa dicevi di voler tornare a Pavana da dove eri partito e ci sei riuscito.

FrancescoForse troppo tardi, ma alla fine ce l’ho fatta…

E oggi hai dei rimpianti?

Francesco Mah, una cosa che volevo fare, e che ormai probabilmente non farò mai, è il disegnatore di fumetti… Ho fatto lo sceneggiatore, ma mai il disegnatore. Sono cose che avrei dovuto coltivare da ragazzo. Tanto che ho conosciuto Bonvi solo perché eravamo rivali a disegnare i sacchi da ginnastica… non so se li ricordi… delle specie di stoffe di plastica dove mettere la tuta, le scarpette, una sorta di zaino… e anche nel disegnare i risvolti dei jeans. Io facevo questi lavoretti per 50 lire e Bonvi mi faceva concorrenza. Lui ha continuato, io per vari motivi ho smesso. Peccato, avevamo un nostro mercato, io disegnavo, ma alla fine ho smesso definitivamente. Ho fatto però anche due finti ex voto: uno ce l’ha Vincenzo Mollica e l’altro Peppe Caporale.

A proposito di Mollica, su internet gira anche un tuo schizzo (foto) sul suo Ipad…

Francesco Un Ipad? Cos’è un Ipad? Schizzo autografo di Francesco Guccini su retro iPAD Vincenzo Mollica

Un dispositivo portatile per leggere libri, per guardare film, ascoltare musica e navigare su internet. Un prodotto della Apple, la stessa casa che produce il tuo Mac…

Francesco(Ride) Ahhh, sì, sì, può darsi allora!

Franca e Raffaella, le vostre due splendide compagne di vita. Quanto incide la loro presenza nel vostro lavoro e nella vostra produzione?

Francesco Per parte mia poco, anche se Raffaella quando scrivo, essendo un’insegnante, mi vuole correggere sempre, ma io le dico sempre: “Raffa, è il mio stile, lasciami stare”. Poi però i gialli, ad esempio, li legge alla fine, mentre quando scrivo altre cose gliele faccio leggere brano per brano. Non è una buona critica (sorride) perché alla fine è sempre molto entusiasta.

LorianoFranca invece è molto critica. Le devo molto, è una compagna straordinaria. Lei legge quello che scrivo e quando non le piace io mi preoccupo e vado a cercare quello che non funziona.

E quando scrivi lei riesce a indovinare il finale prima dell’epilogo?

LorianoUna volta l’ha indovinato. Mi ha fatto molta rabbia, tanto che io le dovetti mentire e le dissi: “No, non è quello!”.

Poi hai cambiato il finale?

LorianoSì, lo confesso ora per la prima volta di fronte a lei. Non l’ha mai saputo, anche perché non li rilegge mai.Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli a cena una sera a Pavana

Francesco, nella terza pagina di Cròniche Epafàniche hai scritto: “A Teresa sperando che impari”. Ha imparato?

Francesco Mah, in parte sì. Lei è legata a tante cose a cui sono legato io. In parte ovviamente, essendo molto più giovane di me e avendo una personalità sua, va per la sua strada. Poi, inevitabilmente, ha certe mie passioni. Io avevo un fratello, che purtroppo è morto recentemente, molto più giovane di me di 14 anni; e anche lui è cresciuto e ha respirato con me l’aria delle canzoni e dei fumetti… poi lui si è specializzato in un certo senso… per esempio nella musica era molto più raffinato di me. Mi faceva ascoltare certe cose che io non conoscevo neanche. Stessa cosa per i fumetti: io compravo di tutto, lui era più selettivo. Quindi è ovvio che crescendo assieme in un certo modo certe cose vengano anche naturali.

Quando è stata l’ultima volta che avete pianto?

FrancescoAh, non mi ricordo mica! Anzi, ora che ci penso…al funerale di mio fratello, poco prima a quello di Renzo e prima ancora a quello di mia mamma. Queste sono state le ultime volte, perbacco.

LorianoAnche io ricordo i pianti dei funerali, quello di mio padre e quello di mia mamma. Quest’ultimo in particolare perché è stata una perdita improvvisa, un’incidente stradale e mi ha dato molto fastidio.

E se aveste la possibilità di incontrare i vostri genitori anche solo per cinque minuti, cosa direste loro?

FrancescoAh, cinque minuti non basterebbero. Anzitutto farei vedere a mio padre questa casa che è molto cambiata da allora. L’abbiamo rimessa a posto, gli chiederei se gli piace, gli farei vedere questo o quel lavoro che abbiamo fatto. Poi vorrei rivedere tutti i miei nonni del mulino, loro inconsapevoli e io invece consapevole di essere ritornato a vederli, ma ragazzo come ero allora. Vorrei fare delle domande che allora, troppo giovane, non ho mai fatto. Vorrei rivederli ancora quando erano, magari non giovani, ma ancora in buona salute, prestanti.

Ci pensavo proprio l’altro giorno: la storia del mulino, poter rivedere giù di nuovo questi grandi vecchi che avevano delle forze che noi neanche ci immaginiamo… Pensavo a quanto si camminava allora. Mia nonna e la mia prozia, io avevo undici, dodici anni, loro già abbastanza avanti con l’età, andavano giù alla Venturina e tornavano a piedi, anche di notte e senza fare una piega. Mia zia Rina andava diverse volte durante la settimana giù verso Valdibura, Venturina, dove c’è il macellaio. Ricordo che avevo sei anni, andammo a Capugnano a piedi dal Mulino, io mia nonna e mio prozio.

Ti racconto un altro episodio. Anni fa eravamo nella bottega di un sarto che aveva un fiasco di vin santo. C’era un certo Archide …

LorianoArchide? Ma è un nome bellissimo, aspetta che me lo segno…

FrancescoEcco lo sapevo, io devo star zitto con Loriano…

Dicevo di questo Archide, un falegname che aveva il laboratorio lì, di fronte a casa, dove c’è la legnaia. Soltanto che, essendo, come anche mio zio e altri Pavanesi, socialisti, i fascisti gli bruciarono la falegnameria. Lui è emigrato in Francia, ad Antibes, dove è morto centenario. Un giorno eravamo assieme, lui era già molto anziano e bevendo insieme il vin santo mi disse in dialetto Pavanese: “I m’rcord na volta i chippà na balla d’vin santo, n’ero più bon di tornar a cà!” Era stato a ballare a Pistoia a piedi, si era ubriacato e non si ricordava come aveva fatto a tornare a casa. Si è fatto più di trenta chilometri a piedi e in quel tempo non c’era la galleria, pensa te!

Un lettore di gialli dopo aver letto un capitolo deve sempre chiedersi “cosa succederà dopo”. Ecco, cosa succederà dopo? Che progetti avete per i prossimi mesi? Francesco, il tuo libro è in uscita, mi pare di aver letto in rete che si intitola “Un altro giorno è andato”…

Francesco Eh no! Gliel’ho proibito! Avevo pensato inizialmente a “Quando al cinema pioveva” come titolo. Sai quando al cinema durante la proiezione del film si sentiva sgranare la pellicola, con quel rumore simile a quello della pioggia quando cade… ma poi abbiamo deciso un altro titolo che però adesso non ricordo… (ride)

Loriano Io invece sto ultimando un romanzo che devo consegnare a breve, credo che uscirà in autunno poi con Francesco verso aprile ci organizzeremo per iniziare a scrivere un’altra storia di Marco Gherardini, poi vedremo…Metti una sera a cena a Pavana - 13 gennaio 2012

La nostra conversazione con Francesco e Loriano è terminata così. Poi siamo andati a cena insieme, ma quella è un’altra storia. Bellissima, indimenticabile, forse anche indescrivibile, ma un’altra.

                                                                                                                                                                    Dario Borlandelli

Share