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Questa sezione è dedicata alle notizie su Loriano Macchiavelli, oltre a segnalazioni, idee, progetti scritti di suo pugno. Seguitelo.

Sarti Antonio: rapiti si nasce

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Sarti Antonio: rapiti si nasce Garzanti Stile libero BIG - 2014Alla fine è successo.
Sarti Antonio è talmente tenace, aggrappato alla sua vita (seppur letteraria) da superare la boa dei fatidici 40 anni.
A dispetto di tutto e di tutti, persino del suo creatore, che già molti anni fa lo voleva ammazzare. Succedeva nel 1987: Stop per Sarti Antonio (Cappelli Editore).
Invece, lo ritroviamo nel 2014 in questo “Sarti Antonio: rapiti si nasce” (Garzanti Stile libero BIG) alle prese con le sue contraddizioni, rinchiuso in una topaia non si sa dove, da chi e soprattutto perché.
La forzata clausura gli dà modo di riflettere su tante cose, riandare con la mente ad alcuni “casi” di cui si è occupato in passato.
Indagando avrò pestato i piedi a qualcuno di troppo. Ma chi ?
Ecco, a proposito: lo squinternato questurino bolognese qui si esprime in prima persona, contrariamente al solito. Effettivamente, trattandosi di occasione per un bilancio e un esame di coscienza, in terza persona non avrebbe avuto senso.
Il romanzo si trova già nelle librerie – curato egregiamente dalla brava scrittrice ed editor Rosella Pastorino – per festeggiare l’importante compleanno ma soprattutto per aver eguagliato la carriera italiana dell’illustre collega francese Jules Maigret. Loriano Macchiavelli nella seconda di copertina ribadisce: “Se nel 1974 mi avessero pronosticato che il mio personaggio sarebbe vissuto quanto Jules Maigret, ci avrei riso sopra. Adesso farò di tutto perché viva più a lungo del commissario francese. Sarebbe una bella soddisfazione. Se i lettori ci daranno una mano. A me e a Sarti Antonio, sergente.”
In occasione della presentazione del libro a Bologna, in compagnia del giornalista RAI, scrittore e critico letterario Pier Damiano Ori, Loriano Macchiavelli spiega che, pur trattandosi di un “ripescaggio” del romanzo “Rapiti si nasce” pubblicato, inedito, nell’omnibus “Sarti Antonio un diavolo per capello” (Garzanti Vallardi, 1985) assieme a due ristampe, l’aggiunta del capitolo zero e di 3 flashback lo eleggono al ruolo di nuovo romanzo.
Resta da sapere da chi e perché il povero Sarti Antonio si ritrova prigioniero in una cantina buia e puzzolente, grazie ad un caffè drogato (quale migliore esca…), dopo essere stato minacciato al telefono, con la promessa di venir gambizzato appena metterà il naso fuori di casa.
Seguendo le sue riflessioni e aiutati dalla sua memoria di ferro, arriveremo alla soluzione degli enigmi?
Non vi resta che verificare di persona.

 f.z.

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Per i quarant’anni di Sarti Antonio, sergente.

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Prima di tutto spiego chi è Rosella Postorino.
È una giovane e brava scrittrice e ve ne convincerete leggendo Il corpo docile, suo ultimo romanzo pubblicato. Poi, è anche una valente editor. Per me ha seguito il complesso iter del recupero di Rapiti si nasce e ne ha curato la stampa con una passione che ho avuto raramente modo di riscontrare.
Mentre se ne occupava, le ho inviato la nota che leggerete qui sotto. Per darle un’idea del romanzo e per motivare le scelte che feci quando scrissi il romanzo. Possono essere utili a futuri lettori, che frequentino anche il mio sito internet.
Ecco qua la

Nota per Rosella Postorino
sul romanzo Rapiti si nasce.

Rapiti si nasce non è mai stato pubblicato come romanzo singolo. È apparso in una raccolta di tre romanzi usciti con la Garzanti nel 1985 che conteneva due romanzi già editi (Sarti Antonio, un diavolo per capello e Sarti Antonio, caccia tragica) e un inedito, appunto Rapiti si nasce.
È quindi la prima volta che viene proposto come romanzo autonomo e il suo titolo, trattandosi di uscita in occasione dei quarant’anni di Sarti Antonio, sergente, potrebbe essere Sarti Antonio, rapiti si nasce.
La struttura del romanzo: contiene una prefazione (che ho intitolato Conversazioni perimetrali), la storia del rapimento di Sarti Antonio e tre flashback. Nella prefazione assistiamo alla telefonata minatoria che Sarti Antonio riceve alle sei di mattina: qualcuno lo minaccia di sparargli nelle gambe. Questa prefazione non c’è nell’edizione che invio a parte per la scansionatura, ma esiste e sarà da me aggiunta nella nuova edizione quando potrò lavorare sul file. I flashback narrano le tre storie delle quali Sarti Antonio è stato protagonista investigatore senza trovarne la soluzione. Rivivendole nel buio della cella, ne verrà a capo, vedrà, cioè, la luce.
Domani, giovedì 11 luglio, invierò il volume contenente il romanzo.
Attenzione: ne ho solo due copie d’archivio e desidererei riaverla dopo la scansionatura.

La scheda.
Le giornate non nascono tutte uguali. Quella di Sarti Antonio, sergente, comincia alle sei con una telefonata. Una voce decisa gli sussurra all’orecchio: «Appena uscirai dal portone di casa, ti spareremo alle gambe». Più o meno.
Sono giorni nei quali si spara facile. Alle gambe, alla testa, dove capita. Li chiamano anni di piombo. Per ciò Sarti Antonio non fatica a credere che sotto casa lo aspetti un gambizzatore. Tanto più che il telefono smette di funzionare e il portatile non è ancora in dotazione. Che fare? Il questurino tergiversa per un poco e decide: Vado incontro al mio destino. E il suo destino si compie.
Ritroviamo Sarti Antonio chiuso in una cantina umida e puzzolente, senza uno straccio di letto, senza luce e niente cibo.
Chi mai può avere interesse a rapire Sarti Antonio, sergente? E poi, a che scopo? Non certo per un riscatto: nessuno è disposto a sborsare un euro per lui. Rosas in particolare, che già ne ha pochi di suo. Neppure Felice Cantoni, agente. Neppure Raimondi Cesare, ispettore capo. Forse la Biondina che, col mestiere che fa, una certa somma l’ha messa da parte. Ma non ha senso.
Un’ipotesi si fa strada nella mente del questurino: con una delle sue indagini, ha dato fastidio a qualcuno che ora si vendica. Ma chi?
Nel buio di una cella e senza speranza di uscirne vivo, Sarti Antonio passa in rassegna agli ultimi eventi che lo hanno avuto protagonista, alla ricerca di un responsabile. Rivive così alcune delle ultime indagini che lo hanno avuto protagonista investigatore ma delle quali non aveva a suo tempo trovato la soluzione. Nel buio della cella ripercorre
–       la strana storia del biondino Kim;
–       la morte del Napoletano, un boss della zona san Vitale;
–       la drammatica fine di una ragazza nel mercato di piazza VIII agosto
ma non trova una plausibile spiegazione al rapimento e sembra rassegnato a morire d’inedia, di fame, di sete e di freddo. Una morte da topo in gabbia. Non è quello che lui si aspettava dalla vita. Una vita non esaltante, ma da uomo dignitoso, onesto. E in un mondo come il nostro, non è cosa da poco.
Poi, nel buio della sua cella, spunta improvvisamente un talpone che…

Alcune frasi.
Sulla copertina di un mio romanzo, Carlo Lucarelli scrisse: Sono fatti così i grandi detective del giallo. Compiono trent’anni e sembrano sempre nati oggi.
Era il 2004 e Sarti Antonio compiva trent’anni della sua vita di carta.
Andiamo a pochi: nel 2014 ne compirà quaranta. Molti per un personaggio seriale, tanti che a volte mi chiedo quanto durerà ancora. Se nel 1974 mi avessero pronosticato che il mio personaggio sarebbe vissuto quanto Jules Maigret ci avrei riso sopra. Adesso farò di tutto perché viva più a lungo del commissario francese. Sarebbe una bella soddisfazione. Se i lettori ci daranno una mano. A me e a Sarti Antonio, sergente.
        Loriano
        Montombraro, 10 luglio 2013

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TRE ANNI DI CERTEZZE

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Per la prima volta in vita mia, mi rivolgo a un capo di governo. Nel farlo, sono pure emozionato: metti che mi legga…
Il.mo dottor Letta Enrico,
con la presente la ringrazio per la Sua rassicurante rassicurazione sui futuri tre anni di certezze che mi aspettano. Non ne avevo bisogno, ma grazie lo stesso. Non ne avevo bisogno perché, sapevo, e forse da molto, molto prima di lei, che i prossimi tre anni sarebbero stati CERTAMENTE peggiori dei tre appena trascorsi.
Comunque, la sua gentile e premurosa attenzione, mi ha commosso. Mai in passato, altri uomini politici si erano preoccupati di comunicarmi ufficialmente come sarebbe stato il mio futuro.
Con la stima di sempre.
loriano
PS zovirax 800 mg. Lei è stato, se mi posso permettere,  pessimista. Non saranno solo tre gli anni di CERTEZZE. Molti, molti di più, se le cose continueranno ad andare come stanno andando.
lor.

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Vediamoci qui

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E a chi resta, arrivederci - Einaudi Stile Libero Extra, 2013Cari amici che con dedizione mi seguite, soccombo di impegni ma non dimentico il piacere degli incontri con voi, nelle frequenti occasioni che si presentano per parlare del mio lavoro. E non solo. Quindi vi terrò informati man mano in questa pagina, cercando di essere tempestivo e puntuale.

Festival Dignità Umana DUM 2013Cominciamo da un appuntamento cui tengo molto, anche perché si lega al tema della dignità umana. Il Festival della dignità umana DUM si sta svolgendo nella bellissima Borgomanero (NO) e in altre località sul lago d’Orta, è iniziato il 12 settembre e terminerà il 3 ottobre, con larga partecipazione di personalità di primo piano. Io che personalità non sono, ho l’onore  di essere stato invitato il 28 settembre, sabato alle ore 21:00 nella sala SOMS, corso Roma 136 a Borgomanero. Il titolo dell’incontro spettacolo è: “Sento una specie di lamento” e sarà con me Sabina Macchiavelli, coautrice dell’antologia: “E a chi resta, arrivederci” (Einaudi, 2013) Nell’incontro parleremo di dignità prendendo spunti dal libro appena uscito e del quale trovate la presentazione su questo stesso sito. Storie di dignità perduta e ritrovata, in un ideale filo rosso tra passato e presente, anche un po’ di futuro.

Ci potremo poi incontrare, per la presentazione di questo stesso libro, mercoledì 2 ottobre, ore 18 a Bologna, libreria “Ambasciatori” in via Orefici 19, Bologna. Sarà una conversazione con voi e con Sandro Toni.

Maranello (Bologna). Sapete? La Ferrari abita quiil 9 novembre, un avvenimento eccezionale. yawp presenta: APERITIVO LETTERARIO, immagini, parole e musica con gli autori del volume  E a chi resta, arrivederci. Appuntamento al MABIC, biblioteca di Maranello, dalle 17 alle 19. Patrocinio del comune di Maranello. Vi consiglio di non mancare. Ovviamente per le immagini, parole e musica.

21 NOVEMBRE, ore 18, sala Borsa (Bologna, via Ugo Bassi 1). Sarò in compagnia di giovani scrittrici e scrittori per parlare di Nessuna Più, quaranta scrittori contro il femminicidio, un’antologia di racconti uscita da poco per l’editore elliot. Vi faccio presente che i proventi dell’antologia andranno a sostegno del

Telefono RosaTelefono Rosa. A parte ciò, il tema è di una tale attualità, importanza e urgenza che tutti i bolognesi con un minimo di sensibilità dovrebbero essere presenti. Fa nulla se sala Borsa non li conterrà. Importante che ci siano per dire al mondo che ne abbiamo abbastanza di uomini (uomini, si fa per dire!) che violentano, massacrano, uccidono donne. ADESSO BASTA!

Il 22 NOVEMBRE, a San Giovanni Persiceto (Bologna) ore 21, labici eco-laboratorio, via Mazzini, 25/27, libreria degli orsi, parleremo ancora di E a chi resta, arrivederci.

Sarà interessante, per un motivo  che leggerete sotto, anche l’appuntamento del 24 NOVEMBRE, ore 16,30,  sala Filippo Neri, via Manzoni (Bologna), dove il buon Ivano Marescotti ha pensato (l’incosciente) di affidarmi la lettura di alcuni brani tratti dal libro Cuore di Edmondo de Amicis. Assieme a me leggeranno dei bambini, che lo faranno certamente meglio del sottoscritto. Vale la pena di esserci poiché, ne sono certo, l’avvenimento non si ripeterà. Per ovvi motivi.

Appuntamento per il 7 DICEMBRE a Bazzano (Bologna), sempre per E a chi resta, arrivederci.
L’incontro si terrà all’osteria Porta Castello.
Il volume va bene: siamo alla ristampa. Grazie a chi ci legge. E anche a chi non ci legge: chissà che prima o poi…
Con la collaborazione della Libreria Carta Bianca. Barbara Baldini leggerà alcuni brani dal volume.  Valentina Nanni l’accompagnerà con l’organetto diatonco.
Seguirà, per chi rimane, un aperitivo con gli autori (€ 5).
Per informazioni:
Libreria Carta Bianca, tel. 051 830192
Osteria Porta Castello, tel. 051 831670 

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Contrariamente a quanto sosteneva Pasolini, io non so.

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Contrariamente a quanto sosteneva Pasolini, io non so.

Fra lui e il sottoscritto, com’è ovvio, non esiste gara, per cui, io non so.
Non so tante cose, fra le quali non so se la frase di Obama “Guai a chi ha usato i gas” sia stata veramente pronunciata dal signor Presidente Usa o se l’abbia inventata il Fatto Quotidiano. Mettiamo che sia stata pronunciata. Non ho motivi per credere il contrario.
Ma per maggior sicurezza, prendiamo quelle riportate da la Repubblica. Qui non ci sono dubbi, vero? La Repubblica è un giornale serio, vero? “Assad pagherà” e “Obama pensa al blitz”.
Adesso leggete cosa ha detto il signor Kerry (ancora da la Repubblica):

L’attacco con i gas ha sconvolto la coscienza del mondo, è un crimine imperdonabile. Le immagini di intere famiglie, donne, uomini e bambini uccisi nel sonno dentro le loro case sono un’oscenità morale…

Condividiamo tutti l’oscenità morale della strage. Delle stragi, da qualunque parte arrivino.
Allora, che intenzioni avranno i signori Obama e Kerry, secondo voi?
Lo sappiamo: manderanno i loro aerei a bombardare la Siria e uccideranno donne, uomini e bambini esattamente come ha fatto il tiranno con i gas.
Certo, lo sappiamo, morire da svegli e sotto le rovine delle loro case bombardate è diverso che morire nel sonno dentro le loro case.
Volete mettere le moderne, sconsiderate, indiscriminate armi chimiche e una buona, vecchia, amata, casta e pudica bomba sganciata da un aereo in alta quota?
Uccidere con le bombe intelligenti è più umano che con i gas. Così pare la pensino i signori Obama e Kerry.
Ebbene, se questa è la loro convinzione e la convinzione dei benpensanti Usa, europei e di qualunque parte dl globo, sarà ora (e sarà bene) che spieghiamo a costoro (in particolare ai signori Obama e Kerry) che morire è solo e semplicemente morire.
La morte sotto le macerie delle due torri di Ground Zero è la stessa morte che si incontra sotto le macerie della propria casa in Iraq, Siria, Libano, Mozambico, Afghanistan o qualsiasi altro paese di questo nostro inquieto e violento mondo civile.

Temo, amici miei, che sia spuntata l’alba di un’altra guerra che ci massacrerà e ci rimanderà nel medioevo delle coscienze e allora, benvenuti, signori Obama e Kerry, speranze delle genti di buona volontà, fra i potenti che decidono le sorti del mondo senza sentire il parere del mondo.
E ai lettori,
buona fortuna da
loriano

Contrariamente due (e cioè 28/8/13, vigilia della guerra in Siria).

Continuo a non sapere. E Pasolini non mi aiuta.
Cosa significa La prima ondata (di missili Tomahawk) durerà due o al massimo tre giorni, nel mirino ci saranno non direttamente i siti delle armi chimiche (pericoloso colpirli, sostengono gli analisti) ma obiettivi giudicati strategici (la Repubblica, 28/8/13)?
Durerà due o tre giorni? Perché c’è una piccola differenza. In tre giorni di bombardamenti verrà ucciso un terzo di persone (donne, bambini, uomini) in più.
Neppure so il motivo per cui gli analisti ritengano pericoloso colpire direttamente i siti delle armi chimiche. Provo a immaginare. La fantasia non mi manca.
Provocherebbero altre vittime innocenti, oltre a quelle, programmate e previste, derivanti dall’esplosione dei Tomahawk?
Se è così, la mia comprensione: una questione di umanità.
Come, se ho capito bene, è una questione di umanità non disturbare Assad. Infatti:
«Ucciderlo non è nei piani» sostiene l’intelligence Usa. «L’idea è quella di lanciare un messaggio al dittatore, punirlo, fargli capire che non può usare i gas… (idem c.s.).
Anche qui, poiché non so e Pasolini non mi dà una mano, vado a naso. Ucciderlo sarebbe una punizione da poco?
Ha ragione l’intelligence Usa. Lanciano un messaggio, che è ben più doloroso e debilitante della morte, ad Assad.
E io lo immagino Assad che, ricevuto il messaggio (centinaia di suoi sudditi morti nei raid aerei alleati), si dispera per il divieto di non usare i gas. Poi si tranquillizza e pensa, a giusta ragione, che non gli sono state vietate altre armi letali come, per esempio, i missili russi. O i cannoni. Di quale provenienza? Non importa.

In tutto ciò, mi consola constatare che migliaia di siriani, tra i quali donne e bambini, sono in fuga dalla guerra. Almeno questi si salveranno.
Su la Repubblica c’è la foto: guardatela e leggerete sui loro visi la felicità per lo scampato pericolo. Sempre che non muoiano di fame o di una qualche malattia da profughi.

Un ultimo, per ora, non so.
Non so quanti Tomahawk verranno lanciati nei due o tre giorni di messaggi inviati dagli Usa ad Assad e, poiché non so il numero, non posso sapere quanti milioni di persone, nel mondo, si salverebbero da morte certa per fame, sete, malattie… con i dollari risparmiati nella costruzione (e successiva distruzione) dei Tomahawk.
Se avete tempo e voglia, fate voi il conto. Ogni Tomahawk costa un milione e trecento mila dollari. Sempre da la Repubblica, che è una fonte inesauribile di informazioni, a volte anche involontariamente tragicomiche.
Buon lavoro.

loriano.

 

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