GRAZIE DARIO

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Grazie per quello che hai regalato a me e ai compagni di viaggio del Gruppo Teatrale Viaggiante. Il mitico GTV.
Per i consigli durante le tue visite al Sanleonardo, durante le prove che seguivi come se le stessi guidando tu.
Per averci offerto di partecipare assieme a te a quella splendida esperienza che è stata La Comune.
Per le cene a base di cozze, assieme a Franca, a Cesenatico. Non ho mai potuto soffrire le cozze eppure le mandavo giù. Con molti, troppi bicchieri di vino.
Per il prezioso sostegno alla nostra esperienza.
Per le parole che hai scritto nella presentazione al testo di Luciano Leonesi Calorosi gli applausi
Per l’amore che hai regalato al teatro, compreso il nostro.
Per come rispondevi alle nostre telefonate. Sempre.
Per come ci accoglievi nella tua casa di Milano.
Per come eri disponibile alle nostre richieste.
Per esserci stato amico.
Per averci consentito di chiamarti “amico Dario Fo”.

A gloria di tutti quanti noi, che siamo stati il GTV e, in primis, a gloria di Luciano Leonesi che ne è stato il capo e fondatore, voglio finire il mio breve (e forse inutile) ricordo riportando la frase che hai pronunciato alle ore 20,45 del 17 settembre 2006 nell’Aula Magna dell’Università di Bologna, ex chiesa di Santa Lucia.
Le chiese sconsacrate fanno parte della storia del GTV.
Nella ex chiesa di Santa Lucia avevi appena finita la presentazione del tuo volume sul Mantegna, appena finito di firmare centinaia di volumi e, sudato dalla testa ai piedi, ti trattenevi a parlare con noi, con quello che restava del GTV.
Ai tuoi custodi – protettori che, giustamente, ti sollecitavano a tornare in albergo se non volevi prenderti un malanno, rispondevi:
«Lasciatemi parlare con questi amici. Voi non lo sapete, ma il loro incontro è stato molto importante per il mio lavoro.»
A me è bastato per gratificare anni e anni del nostro teatro che  questa Bologna  di poca cultura e ancor meno acume, aveva considerato con la sufficienza e la sopportazione degli stupidi. Allora e oggi.
                                                                                                           loriano macchiavelli,
                                                                                                          in morte di un amico.

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