Non feci parola ad alcuno

Non feci parola ad alcuno.

Racconto fra realtà, mito e fantasia.

Anteprima di un nuovo racconto.

Al padre che l’aveva portato a battezzare, il prete della parrocchia di Santa Caterina, don Vincenzo, aveva chiesto: «Come vuoi chiamarlo?»
Mammolo non ci aveva pensato un attimo: «Lo voglio chiamare Ateo».
Don Vincenzo l’aveva guardato storto e in silenzio per un poco, poi aveva ancora chiesto: «Ho capito bene? Ateo?» Il padre aveva annuito, più che convinto. «Ateo, sì» aveva continuato, allora, il parroco. «Va bene che sei anarchico, ma se lo vuoi chiamare Ateo, perché me lo porti a battezzare in chiesa?» e, prima di rimettersi al messale, aperto dinanzi, aveva mormorato: «Togliti dai coglioni, Mammolo, togliti dai coglioni te e tuo figlio Ateo» find more.
Don Vinzez era uno che andava per le spicce, ma solo quando non poteva farne a meno, come in quell’occasione. E i suoi parrocchiani apprezzavano.
Il parroco e l’anarchico avevano poi trovato un accordo e Ateo si chiamò Anteo. L’aggiunta di una enne al posto giusto, aveva sistemato le cose. Anche perché Mammolo non poteva tornare a casa e dire a Viola, la moglie “Don Vincenzo non me l’ha voluto battezzare”.

 

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