1972 Voglio dirvi di un popolo che sfida la morte

Voglio dirvi di un popolo che sfida la morte

Le rappresentazioni

Lo spettacolo si è rappresentato dal 21 al 26 aprile 1972 al teatro Sanleonardo di Bologna, Locandina Voglio dirvi di un popolo che sfida la mortegestito dal G.T.V. poi in giro per Bologna in varie sedi e per l’Italia.

Per noi è stata molto importante la recita del 15 maggio a Perugia dove hanno assistito oltre 1900 spettatori, quasi tutti studenti.

Il 3 e 4 luglio 1972 è stato rappresentato nel cortile di palazzo D’Accursio, piazza Maggiore a Bologna, nell’ambito della rassegna teatrale all’aperto organizzata dal Comune di Bologna.

Il 3 notte, al termine del primo dei due spettacoli previsti nel cartellone, la polizia si è presentata agli attori e ai responsabili del G.T.V. ordinando la sospensione dello spettacolo che doveva tenersi il giorno seguente.

Motivazione: vilipendio a capo di Stato straniero.

Nel testo, fra le altre cose incriminate, c’è l’esasperata invettiva contro re Hussein urlata da un fedayn dopo la strage di palestinesi, eseguita dall’esercito di re Hussein, nel campo profughi “Gaza”, in Giordania. L’urlo di dolore si trasforma in un’offesa fra le più odiose per un mussulmano e che qui io non riporterò per non incorrere nuovamente nel vilipendio. Con l’aggravante della recidiva, questa volta.

Convocati in questura, io e Luciano Leonesi, venivamo opportunamente redarguiti e minacciati, ma alla fine ci veniva concesso il permesso di replicare lo spettacolo a condizione che le frasi incriminate sparissero dalle repliche.Articolo Unità 6 luglio 1972 - Voglio dirvi di un popolo che sfida la morte

Lo spettacolo ha suscitato ovunque aspre polemiche, spesso apparse sui giornali, e che sarebbe interessante raccogliere a dimostrazione di come le idee si combattono efficacemente con le armi dell’intransigenza.

Nel luglio del 1972, il G.T.V. è stato invitato a portare lo spettacolo a Bagnères de Bigorre, in Francia, Pirenei, nel corso del contro festival di Avignone, organizzato da intellettuali francesi di sinistra.

Il prefetto (signor Douey) del dipartimento francese da cui dipende Bagnères de Bigorre, vietò la rappresentazione perché atta a turbare l’ordine pubblico.

Tutto il mondo è paese.

Perché lo ripropongo in lettura oggi:

  1. Perché le cose non sono cambiate: l’esercito israeliano continua la strage di palestinesi e i palestinesi continuano a uccidere gli israeliani in una catena di atrocità che terminerà solo quando l’ultimo palestinese sarà stato sterminato e si sarà compiuto un altro genocidio, uno dei tanti che costellano la vita dell’uomo.
  2. Perché fra vent’anni saremo qui a celebrare un altro giorno della memoria.
  3. Perché mi chiedo, ogni giorno che passa, chi sia il terrorista e chi la vittima.
  4. Perché non esiste una guerra giusta.
  5. Perché il terrorismo lo si combatte con altro terrorismo.
  6. Perché il tempo passa e l’uomo resta sempre lo stesso.
  7. Perché c’è sempre un’ideale che giustifica un massacro.
  8. Perché l’informazione, oggi, ci arriva quasi esclusivamente dalla parte di chi ha il potere.
  9. Perché alcune frasi che avevo inserito nel testo nel lontano 1972, suonano oggi come una triste profezia. Per esempio “…un’operazione colonialistica ben programmata …per preparare il terreno idoneo al crimine finale. E questo grazie anche all’assenteismo di tutto il mondo…” O anche: I palestinesi oggi vivono la loro duplice tragedia di sangue e di crimine…” O ancora: “In base a questa legge posso farti giudicare da un tribunale militare e farti ritirare il permesso di lavoro. In base a questa legge e per la sicurezza dello stato, posso toglierti tutto…” e alcune frasi di una poesia che, rilette oggi, mettono i brividi per lo scenario futuro che immaginavano: “Ma stai attento: quando mi affamano, mangio la carne del mio oppressore”. Un altro verso di poesia ipotizza nel 1972 come sarà il nostro comportamento a distanza di trent’anni alle notizie che oggi ci arrivano dal luogo di un massacro: Uomini! Sentite la radio? Ascoltate le notizie? Capite ciò che udite?Foto soldato1 - Spettacolo teatrale Voglio dirvi di un popolo che sfida la morteFoto Scena 1 - Spettacolo teatrale Voglio dirvi di un popolo che sfida la morte

E poi lo ripropongo oggi perché, perché, perché, perché…

Considerazioni postume

A rileggerlo oggi, a distanza di anni che sono diventati secoli, mi sono reso conto di quanta ingenuità erano nutriti i nostri ideali. Meglio, di quanta ignoranza, nel senso di mancata conoscenza dell’ideologia del nemico (di quello che anche oggi considero nemici dell’umanità), c’era nella nostra presunta cultura di sinistra. Come facevamo a credere veramente che il nemico avrebbe rinunciato alle sue vittorie e alle sue conquiste semplicemente perché noi urlavamo slogan come La rivoluzione di popolo non può mai essere sconfitta? O come Vietnam, Indocina, Cambogia e poi tutto il mondo! Guerra di popolo fino alla vittoria! O ancora Le masse arabe combattono al fianco dei fedayn…”

Non esiste rivoluzione di popolo, non esistono masse.Foto Soldato 2 - Spettacolo teatrale Voglio dirvi di un popolo che sfida la morte

La vittoria c’è stata e continua oggi: è la vittoria di chi non ha ideali (ecco la nostra grande debolezza!), di chi non si ferma a piangere i morti perché, comunque, non sono e non saranno mai i suoi morti, di chi ha più spazio per convincere gli altri e armi vere che lo aiutano nell’opera di convinzione.

Noi e tutti quelli come noi, ieri avevamo un palco, dei mitra di legno e duecento spettatori che non avevano bisogno di essere convinti. Oggi non abbiamo neppure quelli.

 

Lettera ringraziamento studenti palestinesi in Italia
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