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UN CONSIGLIO AI MIEI 26 LETTORI

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uno in più di quelli che aveva Alessandro Manzoni: c’è da esserne fieri, no?
Bene, ai miei 26 lettori consiglio di leggere La bambina del lago. Non perché l’ho scritto io (assieme a Sabina), ma perché l’ho letto e riletto e sempre ho scoperto nuovi stimoli. E per un romanzo, ve l’assicuro io, non è pregio da poco.
Per cui, BUONA LETTURA da
loriano
P.S.
Non ricordo di aver mai consigliato, prima d’ora, la lettura di un mio romanzo.
lor.

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IN LIBRERIA – La bambina del lago

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In libreria dal 17 settembre 2019.

La storia è ambientata a Paese Nuovo, un comune sull’Appennino emiliano ai confini con la Toscana. Corre l’anno 1930.
I due autori, in attesa di incontrarvi a Bologna, presso le Librerie.Coop Ambasciatori in via Orefici 19 alle ore 18:00 del 25 settembre, vi invitano a leggere un brano dal


Capitolo tredicesimo
con una cena poco piacevole, una notte di studio e una domanda senza risposta.

«Vi dico che le ho sentite. Facevano così: din don, din don dan, din don, din don dan…» e Aladina segue la melodia con l’indice, muovendo adagio il busto. Ha posato il cucchiaio.
            È l’ora di cena ma la bambina non ha fame perché è troppo agitata e felice. Anche Astorre appoggia il cucchiaio. Sposta la scodella che ha davanti e intreccia le mani sul bordo del tavolo, sporgendosi un po’ verso la figlia.
            «Insomma, cineina, cos’è questa storia? Io ero qui, nello studio, siamo più vicini alla chiesa di dov’eri tu, al lago, e non ho sentito niente.»
            Cleo rientra dalla cucina asciugandosi le mani nel grembiale.
            «Sì che si sentivano: din don, din don dan…» ripete Aladina con gli occhi che ridono.
            Cleonice e Astorre si scambiano uno sguardo. Lui dice, come aspettandosi una conferma dalla donna: «Forse veniva da qualche borgo dall’altra parte del lago, magari L’Usignola, o Dragoncella. O dal santuario».
            «Impossibile» risponde Cleo fissandolo.
            Il padre si versa un goccio di nero e beve un sorso.
            «Va bene, Aladina. Adesso finisci di mangiare. Cleonice, preoccupati che dopo vada subito a letto.»
            Astorre è diventato molto serio. Quando fa così non ci sono santi. È meglio ubbidirgli.
            «Vado nello studio, ho da leggere dei documenti.» Si alza ed esce.
            Cleo si avvicina ad Aladina, che intanto ha ripreso in mano il cucchiaio, con poca voglia. Le accarezza la testa: «Mangia, bambina, mangia».
            Le siede accanto.
            Dopo un attimo di silenzio:
            «Da dove veniva questo suono?» le chiede.
            Aladina manda giù la cucchiaiata di brodo e sorride riprendendo un po’ dell’entusiasmo iniziale.
            «Dall’acqua. Veniva dall’acqua.»

Il padre non ha neanche finito la cena ma non ha fame. La condizione della figlia lo preoccupa seriamente. Il mutismo e la chiusura dei primi giorni, quando erano arrivati in paese, poi l’allegria improvvisa quando aveva cominciato a uscire, a incontrare le amiche e andare al lago. E adesso questa storia delle campane. Avevano suonato davvero e lui era così preso dal suo lavoro da non accorgersene? Chiederà ai campanari per sicurezza, ma gli sembra improbabile, a quell’ora di sabato. O forse Aladina sta raccontando una fola. E perché dovrebbe farlo? Non è da lei. È una bambina silenziosa, magari non dice proprio tutto, però dir dal bal… anche questo gli sembra impossibile. Oppure c’è qualcosa di più grave. Astorre fa fatica a dirselo, ma è un medico e deve verificare anche questa eventualità.

            Si chiude nello studio. Cerca una risposta, o almeno un chiarimento, fra i suoi libri. Anche se i pazienti normalmente vanno da lui per malanni fisici, il dottore sa che esistono malattie per le quali la sua scienza medica può fare ben poco. Si chiede se il problema di Aladina abbia più a che fare con la mente che con il corpo. In passato per un periodo si era interessato alle discipline psichiatriche e aveva letto di psicologia. Aveva anche partecipato a un convegno degli psicologi italiani. Aveva acquistato delle pubblicazioni specialistiche. I colleghi medici lo avevano sempre criticato per la sua attenzione verso una disciplina così vaga, priva di veri fondamenti scientifici. Non si insegnava nemmeno più all’università. Astorre era andato ancora a qualche riunione fra professori psicologi, finché all’ultima aveva sentito parlare più di idee che dei veri problemi dell’uomo: il progresso sociale, la potenza della nazione e quell’astruso concetto di “razza” che Astorre fa fatica a far entrare nella sua cura dei pazienti. Per precauzione ha accantonato questi interessi e piazzato i libri nella seconda fila, dietro ad altri di medicina generale e fisiopatologia.
            Toglie i primi davanti e scorre le coste allineate. Estrae qualche testo, lo sfoglia e lo ripone scuotendo il capo. Improvvisamente gli viene in mente un volumetto che un suo amico medico gli ha spedito da Tripoli mesi prima.
            Erano anni in cui l’Italia si costruiva il suo impero coloniale e molti che non trovavano sbocchi professionali in patria li cercavano nei Paesi di nuove conquiste.
            Un libro recente che in Italia non era mai arrivato e che lui aveva solo scorso velocemente trovandolo interessante, ma non abbastanza da giustificare un’attenzione approfondita contraria al clima politico e culturale del momento. Ma ora le cose sono cambiate, almeno per il dottore.
            È di un medico svizzero, un certo Carl Gustav Jung, ed è in tedesco. Astorre conosce quella lingua, è andato più volte in Germania chiamato a convegni internazionali e scambia spesso corrispondenza con i colleghi di quel paese.
            Il libro racconta dei sogni fatti dai bambini. Due testimonianze in particolare lo colpiscono. Una ragazzina di dieci anni cade nelle acque di un lago da cui ode uscire un suono armonioso. Un bambino di sette vede nell’acqua il cadavere di una fanciulla mentre sente nell’aria un sussurro confuso.
            Il dottor Jung sostiene che i sogni hanno significati simbolici e che l’acqua rappresenta l’inconscio. Sono concetti complicati anche per Astorre, una materia nuova che occorrerebbe studiare. Eppure…
            Può essere che Aladina abbia sognato? E in questo caso, quale può essere il significato del suono della campana?
            Astorre prende appunti su un piccolo taccuino che porta sempre con sé. Si accorge che è notte fonda solo quando sente il rintocco della Gravona seguito dai due dell’Argentina: l’una e mezza. Comincia a essere stanco. Ha trovato informazioni importanti ma le sue conoscenze non sono abbastanza approfondite per capire se fanno al caso suo. Si alza, ripone nello scaffale il libro e intasca il taccuino. Ne parlerà domani col Professore.
            La casa è nel buio e nel silenzio. Sale le scale attento a non fare rumore, socchiude la porta della camera di Aladina. Solleva un poco la lumiera e attraverso la luce flebile guarda il letto dove la figlia dorme già da diverse ore, una piccola sagoma sotto le spesse coperte. Avverte solo il respiro, lungo e regolare. Di nuovo scrolla il capo in un gesto di inquietudine e impotenza e piano richiude la porta.
            Mentre va verso la sua stanza, sente un uscio scricchiolare e un fruscio. Si volta.
            Una figura sottile e scura nel buio del corridoio.

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vizio di famiglia?

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Non so se lo sia. Sta di fatto che anche Sabina presenterà un suo romanzo. Che io lo abbia letto e che mi sia piaciuto non ha nessuna importanza. Vorrei che fossero i lettori a deciderlo. E magari, poi, a consigliarmi di cambiare mestiere. Ma vi avverto: sarà molto, molto difficile convincermi.
Ecco la copertina:

la quarta di copertina…

… e qui gli appuntamenti per le presentazioni:

– Anteprima il 16 giugno, ore 12:00, Festival Sui Generis, Trebbo di Reno BO https://www.lisoladeltesoro.net/trebbo-sui-generis-festival-dei-generi-letterari/
18 giugno, ore 18:00, Libreria Feltrinelli, Piazza Ravegnana 1, Bologna. Interviene Marcello Fois https://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/puntivendita/eventi/Bologna/2019/Giugno/Sabina-Macchiavelli-29495.html
22 giugno, ore 18:30, Libreria Carta Bianca, Via Borgo Romano 12, Bazzano, Valsamoggia BO. Con Paola di Stefano e le letture di Barbara Baldini 
9 agosto, ore 17:00, Rassegna Letteraria Book & Wellness, Parco delle Terme di Porretta, Alto Reno Terme BO. Con Fabrizio Carollo (nel programma è indicato erroneamente “racconti”)

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DELITTI SENZA CASTIGO

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Vi presento la copertina

e vi presento i
Personaggi e comparse in ordine di apparizione sulla scena dei troppi misfatti.

Sarti Antonio, sergente, questurino in quel di Bologna
Rosas, il talpone che ne sa più di Sarti Antonio (e ci vuole poco)
Raimondi Cesare, ispettore capo e superiore del mio questurino
un compagno di lotta di Rosas, ma siamo nel ’77
Felice Cantoni, agente, guida l’auto 28 con la perizia di Stirling Moss e se non sapete chi era Stirling, vuol dire che siete vergognosamente giovani
signora che chiude in casa i ladri
Settepaltò, uno che vive con dignità la sua miseria e il suo altruismo
Vetturina, un’ex bella di notte
un’altra ex bella di notte
la Biondina, una bella di notte ancora per qualche anno
due ragazzi che facevano l’amore sotto i portici
una sagoma con la rivoltella in tasca, una delle tante
Elena, signora sui trentacinque, manonlidimostra, piuttosto bella e gentile, prego accomodatevi e un sorriso di quelli che non si dimenticano. Il marito le ha regalato villa Rosantico, sui colli bolognesi
Guido l’armadio, di cognome fa Gladrò, uno grande e grosso e con una folta chioma scura nonostante l’età
Bastiani, cavalier Roberto, titolare dello stabilimento di acque minerali e marito della piuttosto bella e gentile Elena
Quintale, proprietario di uno storico motofurgone Guzzi E.R. del 1938. Dà una mano a settepaltò quando ci sono trasporti pesanti
Poli Ugo detto lo zoppo, vice ispettore aggiunto
Cinno e Poldo, due giovani che volevano diventare campioni di calcio. E chissà quali erano i loro veri nomi
Gianluca Stefanetti ovvero l’uomo con la vestaglia, individuo ambiguo di professione regista teatrale.
Fantuzzi, collega di Sarti Antonio
il Dottore, un giovanotto di Cirò che non è dottore
l’uomo con il fucile, che parla arbëreshe
Tano, albergatore premuroso, chissà perché
Ziraffè, un vecchio contorto e secco come il tronco di un ulivo secolare
Salvatore, suo nipote, diciassette anni e un futuro in serie A
Spazzola, un tipo tranquillo
Loretta, una ragazza disperata e suicida
partigiani della 63ª Brigata Garibaldi
Walter Reder, maggiore delle SS, monco, boia e tornato, per grazia di un politico e squallidi interessi internazionali, uomo libero
Elvira, una madre
Guston al barcarôl di Casteldebole
Brunello Valenti, veterinario.

Sono troppi?
Me lo direte quando avrete letto.
Buon viaggio a tutti.
PS. A proposito: è in libreria dal 21 maggio dell’ anno del signore 2019.

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CHE

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– che i manifesti affissi per celebrare la Liberazione vengano stracciati, accartocciati e calpestati sull’asfalto;
– che il fascismo circoli liberamente per le strade nelle quali hanno combattuto i nostri partigiani e molti, su quelle strade, sono stati assassinati;
– che ci si tengano adunate nelle quali si grida “Salute al Duce!”;
– che il fascismo possa dispiegare uno striscione con la scritta: “onore a Benito Mussolini”;
– che il fantasma del fascismo, coperto del sangue di milioni di uomini, donne, bambini, torni a passeggiare indisturbato nelle nostre città;
– che la XII disposizione transitoria della nostra Costituzione stabilisca: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”…
– che ci si possa orgogliosamente dichiararsi di fede fascista, con l’aggravante di farlo in occasione di una manifestazione culturale come il Salone del libro di Torino;
– che l’articolo 1 della legge Scelba precisi che: “si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.

– che tutto ciò accada impunemente, noi tolleriamo;
– che tutto ciò accada impunemente, è colpa nostra;
– che abbiamo fatto poco per difendere l’eredità lasciataci dai combattenti della Resistenza;
– che la scuola non abbia fatto abbastanza;
– che la magistratura abbia fatto poco;
– che la politica non se ne sia occupata;
– che i governi non abbiano fatto nulla…

È colpa nostra.

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