Pensieri senza capo né coda,

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dovuti all’inedia da virus.
Non ho mai avuto molta fiducia nei 5 stelle. Ritenevo, e ritengo ancora, che la democrazia attraverso internet non sia matura e nelle pieghe del web si nascondano le insidie per l’insaturazione di un sistema nel quale sia possibile intervenire sulle coscienze non ancora consapevoli delle potenzialità illusorie del sistema.
Tuttavia…
Mi piace usare tuttavia.
Tuttavia, l’avvocato Giuseppe Conte, capo del governo, si sta dimostrando una delle personalità più equilibrate, consapevoli e capaci fra i politici in circolazione e ci metto dentro pure quelli tolti dalla circolazione per anzianità di servizio o per decisione della Magistratura.
E capisco, capisco perfettamente perché, qualunque cosa decida, qualunque proposta formuli, qualunque linea politica intenda perseguire, sia censurato, per non dire maltrattato, e con un astio (che significa cattiveria, livore, rancore…) inconsueto, dai vecchi sostenitori dei poteri passati: costui, arrivato da chissà dove, rappresenta il cambiamento, appena accennato, pensate un po’, rispetto a vecchi equilibri politici e del malaffare.
In prima linea per questa battaglia contro, ovviamente, la vecchia politica e, subito dopo, come poderoso e agguerrito rinforzo, l’informazione: dai giornali che fanno opinione, alla televisione, dalla radio, ai social network… Strumenti che rappresentano e hanno sempre difeso il vecchio equilibrio che assicurava loro il potere. Illusorio, naturalmente, perché il potere, quello vero, che conta e che può fare o disfare il mondo, sta altrove.
Crepi il virus.

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principio economico

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Ho trovato questo commento al mio intervento Guerrepidemie, più sotto:
Buongiorno Sig. Macchiavelli,
dopo aver letto questa news ho la conferma che Lei non scrive troppo, anzi! Sono questi pseudo “economisti” che parlano troppo e non fanno il loro mestiere (quale sarebbe il loro mestiere?).
Grazie.
Grazie a te, caro lettore Fabrizio.
Gli economisti fanno il loro mestiere e lo fanno piuttosto bene. Lo deduco dal significato che il vocabolario Treccani dà alla parola “economia”:
Uso razionale del denaro e di qualsiasi mezzo limitato, che mira a ottenere il massimo vantaggio a parità di dispendio o lo stesso risultato col minimo dispendio…
A me pare sia proprio questo che stanno facendo i signori economisti: ottenere il massimo vantaggio con minor dispendio. Il problema è che il massimo vantaggio è solo per loro.
Noi, che siamo poveri ingenui, crediamo ancora che “economia” abbia l’antico, amato significato e di “parsimonia”. Per quelli come me e come te, caro lettore, “fare economia” significava spendere il meno possibile. Poi qualche genio…
Diciamoci la verità, bisogna essere dei geni per far credere al prossimo che fare economia significhi fare il bene comune e non gabbare chi è più sprovveduto.
Poi qualche genio ha pensato bene di comportarsi economicamente e cioè unire alla parsimonia un vantaggio il più alto possibile. Si chiama principio economico.
Buon Natale a tutti.
Macchia

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guerrepidemie

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La Fed, la banca centrale, promette di creare denaro come per magia ma negli uffici di JP Morgan Stanley si fanno già previsioni apocalittiche sui prossimi mesi, con un’economia sostanzialmente colpita da infarto e una disoccupazione che potrebbe salire al 10%, al 20%, forse al 30%, superando i limiti raggiunti nel 1930 durante la Grande depressione.
L’alternativa sarebbe rinunciare a drastiche misure di contenimento dell’epidemia e accettare decine di migliaia, probabilmente centinaia di migliaia di morti. Sembra impossibile ma è così: di fronte al Covid-19 il neoliberismo offre queste due alternative. Del resto, i milionari sembrano considerare il loro destino e quello delle loro famiglie come indipendenti dai destini delle società da cui estraggono le loro ricchezze: resta da capire se il sistema politico potrà reggere senza andare verso la disintegrazione o una qualche forma di brutale dittatura.

(Da Il Titanic del capitano Trump, di Fabrizio Tonello – MicroMega)

La mia convinzione è che dovremo passare dalla seconda opzione.
Se non ricordo male capitan Trump (mi raccomando, con la u italiana che dà maggiormente il senso dell’onomatopia) ha già avvertito i suoi elettori: saranno costretti a piangere centinaia di migliaia di morti. Più o meno era il senso delle sue parole.
D’altra parte, cosa sono le migliaia di massacrati da guerre in paesi sparsi qua e là per il mondo? Epidemie progettate e pilotate dall’economia. E non c’è vaccino che possa proteggerci dalle prossime.
Guerrepidemie!

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il tempo libero fa male

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Non faccio che scrivere e leggere. Il tempo che mi trovo a disposizione lo uso per scrivere, tanto: lo dimostrano gli interventi che sto facendo sul mio sito. E per leggere: molti sono i libri che si erano dimenticati di me. Le poche volte che guardo la televisione, mi prende l’angoscia. Non per ciò che vedo o sento. Per la miseria e la povertà di immaginazione dei conduttori, degli ospiti; per la stupidità dei giochini e dei telegiornali; per come si urla e si fa di tutto perché l’antagonista non riesca a esprimersi. In quest’ultima fatica, il campione indiscusso è un certo Sgarbi Vittorio. Sbraita offende, sputacchia, sbava. Insopportabile.

Io scrivo troppo, sì.
Ma è perché mi arrabbio e quindi sento la necessità di comunicare agli altri la mia rabbia nell’unico modo che ho: scrivendo. Non mi chiamano ad alcuna trasmissione radio, televisiva, giornalistica… E se mi chiamassero, non andrei. Ho qui il mio spazio. Lo uso per raccontare come questo coronavirus stia facendo emergere la parte peggiore dell’umanità.
Ho appena letto che, a causa della carenza di posti letto negli ospedali, qualcuno ha disposto che si scelga chi far morire e chi tentare di far sopravvivere. Gli articoli 2, 3 e 4 della nostra Costituzione non fanno distinzioni di età per quanto riguarda i diritti e doveri degli italiani. Ma nessuno batte ciglio.
Ho 86 anni e se il coronavirus deciderà di fare il nido nei miei polmoni, io sarò spacciato. Definitivamente. Per lasciare il posto letto a un giovane. Bene, prendo atto. Mi adeguo. Per forza. Ma sarà omicidio. L’assassino non sarà il medico che ha scelto. Saranno quei politici che hanno cancellato i piccoli ospedali che i nostri vecchi, con l’occhio avanti, avevano disseminato sul territorio. Saranno i corrotti e i corruttori che si sono mangiati i soldi destinati alla sanità pubblica. Saranno i cosiddetti manager che hanno cambiato il corso della nostra democrazia per quello che hanno chiamato svecchiamento di una società considerata obsoleta e fuori dai Tempi Nuovi.
Balle!

Non avrei mai pensato di essere un conservatore. E non lo sono, sento che non lo sono.
Che un medico decida se togliermi la vita o no, mi rompe, mi rompe forte. C’è qualcuno che ricorda gli articoli 2, 3 e 4 della nostra Costituzione? Sì, c’è, per forza.

Se dovrò andarmene per scelta di qualcuno che non sa neppure chi sono, cosa posso dare e cosa chiedo, se sono stato un onesto cittadino o un delinquente, ebbene, me ne andrò. Ma per favore, scegliete bene chi tenere al mondo al posto mio. Mi scoccerebbe molto che letto e ventilatore che spettavano a me venissero assegnati a Salvini .
Macchia.

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cult e non cult

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A distanza di 28 anni dalla messa in onda, ancora passa sul piccolo schermo la prima serie televisiva “Sarti Antonio, un poliziotto, una città”. E ancora gli spettatori mi scrivono per esprimere il loro parere, il più delle volte favorevole. E ne sono contento. L’ultimo è di Cortes che scrive:
“Sarti è un buon prodotto ma Coliandro è cult.”
Sono d’accordo ma, visto che ho (abbiamo) molto tempo disponibile, in questi giorni, vorrei precisare. Non per polemica, caro Cortes, né per fare archeologia. Per informazione.
Nel marzo del 1992 (ecco perché scrivo di archeologia), dopo la messa in onda della prima serie televisiva “Sarti Antonio, un poliziotto, una città”, uscì un saggio sulla rivista Sceneggiare la cronaca – la fiction italiana l’Italia nella fiction, anno terzo, di Milly Buonanno (sociologa e giornalista), Nuova Eri edizioni.
Fra le tante (e belle) informazioni e considerazioni sulla serie con protagonista Sarti Antonio (per la TV e chissà perché non più sergente ma ispettore), la Bonanno scriveva:

Ispirata ai racconti di Loriano Macchiavelli, uno dei più originali giallisti contemporanei (esponente di quella che può essere definita “la scuola bolognese”, oggi raccolta sotto il nome di “Gruppo 13”, la serie ha costituito un piccolo successo della stagione e guadagnato al protagonista il riconoscimento di “personaggio dell’anno”( col titolo di “Antonio Sarti brigadiere”, una prima serie era già stata prodotta e messa in onda alla fine degli anni settanta). Soddisfacenti, ma non strepitosi – una media prossima ai due milioni e settecentomila: bisogna tuttavia considerare la collocazione del programma in seconda serata, con inizio dopo le ventidue – i dati di audience non rendono conto della capacità di presa della serie: di cui testimonia invece sia l’attenzione della critica e della stampa in generale – larga e in complesso favorevole copertura nelle rubriche televisive, articoli su quotidiani e periodici – sia e soprattutto il fatto che “L’ispettore Sarti” sia diventato una sorta di cult per il suo ristretto ma appassionato gruppo di spettatori (un pubblico in larga maggioranza settentrionale, presumibilmente emiliano, e con una incidenza della componente maschile fra le più elevate nel panorama stagionale degli ascolti).

Cos’ho tentato di fare con questa mia squallida autocelebrazione, caro Cortez? Ho tentato di dimostrare che il pubblico stabilisce il suo cult a seconda delle epoche e dei gusti e ciò che ieri era cult, oggi non lo è più ma, per la storia, sempre cult rimane.

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Sito ufficiale di Loriano Macchiavelli, scrittore

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