ai posteri

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I primi cinque versi della poesia di Bertolt Brecht (1938) sono questi:

Veramente io vivo in tempi oscuri!
La parola sincera è follia.
La fronte distesa tradisce l’apatia.
Se ridi, non hai ancora saputo
il terribile annuncio.

Poco dopo (nel 1939, settembre), i tempi oscuri richiamati da Brecht si concretizzeranno con il terribile annuncio dell’invasione della Polonia da parte dell’assassino Hitler e dei suoi macellai. Il conto dei morti l’abbiamo fatto cinque anni dopo.
Se dovessi scriverla io oggi (e che il buon B.B. mi perdoni l’ardire), l’inizierei così:

Veramente io vivo in tempi di merda!

I tempi di merda sono quelli che ci stanno attorno e il terribile annuncio ci viene dalle dichiarazioni che l’economia è l’unica certezza dei nostri tempi e la dobbiamo rispettare sopra ogni altra cosa.
Si possono interpretare in altro modo le tante dichiarazioni di feroce e incazzato dissenso sulla chiusura dei locali da ballo?
“Sono a rischio miliardi di euro” si ripete da ogni parte. E molti politici condividono e, anzi, gettano benzina sul fuoco.
Mi piacerebbe sentire che ne pensano coloro che hanno intenzione di votarli alle prossime elezioni.
Questo tipo di dissenso io lo capisco così: la vita di molte persone (il conto lo faremo a carogna virus sconfitto) vale meno di alcuni miliardi di euro.
E voi?
macchia

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6 commenti su “ai posteri”

  1. Mi tornano in mente le parole di Isa, abitante di piazza San Francesco:
    ‘Questa è una città di merda, governata da gente di merda’
    Soprannominato da noi Isa per la vicinanza a via Sant’Isaia, con il suo giaccone addosso anche in estate, ci illuminava con le sue massime…

    Purtroppo l’economia muove tutto, tranne la produzione di mascherine e dispositivi medico-sanitari in previsione di una epidemia… Ci rimane scrivere, possibilmente usando un pelo di intelligenza.

    Alessandro

  2. L’economia è ,forse, il cancro di questa società, economia,oltretutto, sempre più virtuale e scollegata dai bisogni reali.
    Il rifiuto della chiusura delle discoteche è solo uno dei tanti casi a cui assistiamo quotidianamente(per non parlare di chi ha lucrato su mascherine, respiratori, camici ecc. Si sa, di coronavirus c’è chi crepa, ma anche chi ci campa e ingrassa!)
    Mondo di merda,decisamente, e temo che la pandemia, lungi da tirare fuori il meglio, finisca per renderci più cattivi e cinici.
    La vita umana conta sempre meno e i nostri cari politici ed economisti non se la filano proprio, un valore non più attuale, ciò che conta sono i movimenti di capitali e il consenso che tutto ciò porta.
    Mi sa, purtroppo, che in tanti li voteranno lo stesso perchè la propaganda e l’illusione mortifera del PIL abbaglia in tanti e poi, come ho sentito dire l’altro giorno da un signore in piazza: ” quante storie, di morti ce ne sono sempre stati, per una malattia o un’altra. non si può ,per questo, smettere di lavorare!”
    In fondo siamo un popolo che ha sopportato Mussolini per vent’anni( e se non ci fosse stato il disastro della guerra ,anche di più) ,ci siamo tenuti Berlusconi per altri vent’anni , per non parlare di tutti gli altri…..sembra non abbiamo più la capacità di immaginare una società differente, con valori,personaggi,economie altre da quelle attuali,e questa è,forse, la cosa più triste (soprattutto per i giovani,che,in buona parte, si appiattiscono sullo status quo).

  3. È vero,non stiamo vivendo in un mondo profumato. Però non sono pochi quelli che al mattino risvegliandosi, cercano in tanti modi e con salutare fatica di restare Gregor Samsa e non trasformarsi in una mosca o scarafaggio verso la parte di merda che è questo mondo. Forse è il momento,dopo millenni di tentativi ( dalle tavolette di argilla fino a noi), di non cambiare il mondo ma che il mondo di merda ,che per ora prevale, non ci cambi e questa resistenza attiva porti i cambiamenti sperati. Possiamo farcela! Saluti. Aldo

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