Il mio arrivederci.

Caro amico,
compagno di giorni costruttivi che abbiamo progettato e vissuto assieme, ti accompagni nell’ultimo viaggio, purtroppo solitario, il mio saluto che non è più il nostro «Ci vediamo domani.»
Resta il mondo che abbiamo recuperato e saremo felici, tu nel tuo paradiso e io nel mio, se un lettore si stupirà per i personaggi, i boschi, i sentieri delle nostre storie. Tu non lo sai, ma io adesso scrivo, amico Franzesc, io scrivo della tua partenza e piango. Sono lacrime vere com’è vero il mio dolore. Mi chiedono di te e non rispondo. Non per superbia o desiderio di dimenticare, ma perché quello che siamo stati io per te e tu per me, si può solo vivere.
Ho la presunzione di averti dato qualcosa e ho la certezza che tu hai dato qualcosa a me. E sono stati venticinque anni di letteratura solo tua e mia. Per chi ha voglia di vedere il mondo dalla parte giusta. Insieme abbiamo ricostruito ciò che riuscivamo a vedere e ciò che non si vedeva, lo abbiamo inventato. Ed è stato bello. Voi che mi chiedete, per mettere dieci righe sul giornale,: “Com’è stato il vostro sodalizio?” rispondo” leggetelo nei nostri romanzi”.
Caro amico, un giorno io verrò da te e ti chiederò “Che ne diresti di riprendere Benedetto Santovito? O il nostro amico Poiana? È da un po’ che aspettano.”.
“Ci ho fatto su un pensierino. Senti se ti piace…”
Non ho dubbi: mi piacerà e scriveremo storie per quelli come noi che se ne sono andarti senza arrendersi.
Un abbraccio dal tuo amico di delitti di carta.
Il macchia.

7 commenti su “Il mio arrivederci.”

  1. Io vi ho letto e continuerò a leggervi fino a quando non avrò più nuove righe da scorrere sotto al dito. Ho scoperto un mondo, quel vostro appennino, che mi ha emozionato da subito.
    Avevo voglia di scriverti, sono passato a leggere questo tuo spazio molte volte, dal primo Sarti Antonio che lessi solo qualche anno fa, ma non ho mai avuto coraggio dire nulla. Ancora adesso ho timore di lasciarti qualche sciocco pensiero.
    Prima che mi perda in discorsi senza filo, voglio arrivare al punto. Voglio semplicemente ringraziarti per quello che hai inconsapevolmente regalato ad un uomo, che arrivato a Bologna in età adulta, ormai quarantacinquenne, ha iniziato a scoprire da pochi anni questa meravigliosa città passeggiando per il centro e confrontandola con quella che imparavo tra le pagine dei tuoi racconti. Goloso di voler assaporare anche il suo passato che non ho potuto vivere e che ora non c’è più. Francesco Guccini invece lo conosco da molto più tempo, da quando cantavo le sue canzoni a voce alta insieme a mio fratello. Lo adoriamo. Potrai immaginare quanto è stato bello leggervi insieme. Questo maggio ho ricevuto in regalo “Un disco dei Platters” da mia sorella, mancava ancora nella mia libreria.
    Tutto qui. Non vi ho mai visti personalmente, non ho mai parlato con nessuno dei due, ma te lo scrivo con sincerità, vi voglio bene. Grazie
    Ugo

    1. Grazie per le tue parole.
      Oggi ho detto arrivederci a Francesco, ma abbiamo alcune cose da ricordarvi. Lo faremo appena sarà passata l’idea che non ci vedremo più-
      loriano

  2. Caro Loriano ho pensato subito a te quando ho saputo della morte di Francesco.
    Purtroppo il vostro sodalizio si interrompe, ma non avranno fine i libri che avete scritto insieme e che rimarranno a noi lettori.
    Ti abbraccio Sara

  3. Buongiorno Loriano,che bellissimo e vero ricordo ci doni di Francesco Guccini. Grazie di cuore. Rileggervi e leggere i tuoi prossimi romanzi o altro sarà sentire che non se n’è proprio andato,per fortuna o grazia. Ciao Loriano

  4. Ti mando un grande abbraccio, Loriano.
    E ringrazio te, e Francesco, per tutte le pagine che ci avete regalato in questo quarto di secolo insieme.
    Sono pagine che ho consumato, e che tonerò a leggere, per ritrovare quei luoghi magici e quei personaggi unici, che solo voi due potevate raccontare.
    Ve ne sono infinitamente grato.

  5. Caro. E io continuo a leggervi e finito, uno dopo l’altro ripongo i vostri racconti nella mia libreria, che poi li leggeranno i miei figli e li riporranno nelle loro librerie, che poi li leggeranno i loro figli e che li riporranno nelle loro librerie che poi…..che poi….per l’eternità. Un bacio nel vento al Maestrone, sperando che il vento si poserà.

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