FRA LE RIGHE 5

Nel 1974 c’era gente che ragionava così:
“Le premesse del sionismo ci portano a concludere, che per tale progetto occorreva: Una Terra VUOTA, o per essere più precisi, dato che il movimento sionista fissò come suo obiettivo la Palestina. UNA PALESTINA VUOTA! Stabilito questo , ai sionisti, non rimaneva che una sola strada: impossessarsi della Palestina e svuotarla dei suoi abitanti.
Per compiere questa azione, certamente unica nella storia moderna, i sionisti si valsero (e si valgono), dell’unico sistema che potesse conseguire un simile obiettivo. LA VIOLENZA.
Si è mai visto un popolo donare il suo territorio di sua propria volontà? Anche gli arabi di Palestina non rinunceranno alla loro sovranità senza VIOLENZA. Molta violenza.
Questo ruolo della violenza non terminerà con i vari armistizi che consacreranno la nascita del nuovo stato di Israele, e contemporaneamente la fine della Palestina. Questo ruolo della violenza continuerà fino allo svuotamento dei territori occupati. E le altre nazioni occidentali stanno a guardare questo genocidio.”
Tratto da
Autori vari, dossier Palestina. Testimonianze sulla repressione israeliana nei territori occupati, Bertani Editore, Verona, 1974. (biblioteca Ginsburg collocazione 956.94 DOS).
Si può dire che abbiano fatto la fotografia della Palestina di oggi, cinquant’anni prima che accadesse.
Non erano indovini.
Erano teste pensanti.
I miei complimenti tardivi.
macchia


FRA LE RIGHE QUATTRO

Il papa dice: “Come si può credere dopo secoli di storia che le azioni belliche portino la pace e non si ritorcano contro chi le ha condotte? Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo? La gente è sempre meno ignara dei soldi che vanno nelle tasche dei mercanti di morte: si potrebbero costruire ospedali e scuole, invece si distruggono quelli già costruiti. Bisogna smascherare le cause spurie dei conflitti: la gente non può morire a causa di fake news”(da Il fatto quotidiano del 29 giugno 2025).
Il papa non dice bugie: gli è vietato da una legge superiore a quella degli uomini.

FRA LE RIGHE TRE

L’articolo 48 della nostra Costituzione stabilisce che
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed uguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
Più avanti si legge:
Il diritto di voto non può essere limitato.
Poche righe, ma con un peso enorme, se noi lo vogliamo.
Vuol dire, amici miei, che al momento del voto siamo tutti uguali, che abbiamo o potremmo avere lo stesso valore davanti all’intero mondo. Finalmente!
Non sciupiamo questa straordinaria occasione. Anzi, questo privilegio.
Non capita tutti i giorni. E potremmo pentircene. In quel caso, sarà tardi. E se le cose non andranno come vorremmo andassero, sarà anche colpa nostra.
Non ho dubbi: andrò a votare per i 5 referendum di giugno. Sono uno straordinario strumento di partecipazione diretta alle scelte che regolano la nostra vita sociale e la convivenza civile del paese, come stabilisce la nostra Costituzione. E io ci tengo alla Costituzione. Me l’hanno regalata i nostri padri e so che è costata molto. In tutti i sensi.
Nella questione del voto sono rigoroso, prima di tutto con me stesso. Non capisco l’astensionismo. Cosa mi dà? A chi giova? Perché non fa paura?
Riflettiamoci e diamoci qualche risposta onesta. Senza ipocrisia.
I referendum che dobbiamo andare a votare riguardano diritti fondamentali del lavoro e della cittadinanza.
La nostra risposta deve essere netta: Sì, Sì, Sì, Sì, Sì.
Dopo ci sentiremo più tranquilli: avremo fatto il nostro dovere, come da Costituzione, e tutti noi, e tutti i nostri figli saremo più tutelati.
macchia

FRA LE RIGHE 2

Ottant’anni dopo: io c’ero e voglio che non accada mai più.

Epigrafe del poeta Salvatore Quasimodo per il faro Commemorativo di Marzabotto.
Questa è memoria di sangue,
di fuoco, di martirio,
del più vile sterminio di popolo
voluto dai nazisti di von Kesselring
e dai loro soldati di ventura
dell’ultima servitù di Salò
per ritorcere azioni di guerra partigiana.
I milleottocentotrenta dell’altipiano
fucilati ed arsi,
 da oscura cronaca contadina e operaia
entrano nelle storia del mondo
col nome di Marzabotto.
Terribile e giusta la loro gloria:
indica ai potenti le leggi del diritto,
il civile consenso
per governare anche il cuore dell’uomo,
non chiede compianto o ira,
onore invece di libere armi
davanti alle montagne e alle selve
dove il Lupo e la sua Brigata
piegarono più volte
i nemici della libertà.

Fra le righe 1

L’articolo 11 della nostra Costituzione avverte noi tutti, cittadini qualsiasi, che “L’Italia ripudia la guerra”. L’avvertimento è rivolto in particolare agli eletti poiché sono coloro che potrebbero trovarsi nella condizione di fare una scelta.
Più che un avvertimento, è un ordine. Perentorio. Significa che l’Italia non solo rifiuta la guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali. La abomina, l’aborre, la detesta, la disdegna, la disprezzare, la odia, la rifugge, le si oppone, la respinge.

Solo un ignorante presuntuoso stupido, consciamente e pervicacemente in malafede, può cercare cavilli per non attenersi a un ordine tanto chiaro, preciso, non altrimenti interpretabile. Può illudersi che esistano scappatoie per eludere il comandamento.
Nessun politico degno di questa qualifica, eletto o con impegno che preveda il giuramento del rispetto della Costituzione, può venir meno a tale imposizione. Se lo fa, noi tutti dovremmo avere gli strumenti per esautorarlo dal suo ruolo istituzionale.

Nell’attesa (1999) abbiamo bombardato Belgrado: D’Alema premier, Mattarella vice premier.
Aspettando il seguito, timidamente vi saluta,
il macchia
che conta come il due di bastoni quando briscola è coppe, ma vuol dire la sua.

Sito ufficiale di Loriano Macchiavelli, scrittore